Colore blu

Lo chiamano “Blue Monday” e fanno riferimento al terzo lunedì di gennaio: in questo 2026, proprio oggi, 19 gennaio.

Da tempo ormai questo primo giorno della terza settimana nel mese inaugurale dell’anno viene indicato con il colore blu, “pantone” di tristezza, in quando prende a spunto un testo dello scrittore inglese Geoffrey Chaucer risalente al XIV secolo. E ci sarebbero motivi fondati per definire questo Blue Monday il giorno più triste in assoluto, come ad esempio le rigide temperature invernali e la limitata disponibilità economica dopo le spese dovute ai regali natalizi e di inizio d’anno, e pure la fase lunga di attesa in previsione delle nuove vacanze, non prima di Pasqua.

Sta di fatto che questa singolare giornata, con queste caratteristiche davvero poco felici ed entusiasmanti, viene celebrata ormai da tempo a livello universale, assumendo anche connotati visibili dal punto di vista commerciale, e comunque all’insegna di questo colore blu diventato sinonimo di una narrazione contraddistinta da una evidente malinconia e da un diffuso pessimismo.

Che cosa significa, in verità? Che dobbiamo adeguarci, forse? Che non possiamo mettere in discussione questo “totem”?  E che se vogliamo essere “alla moda” non possiamo sottrarci all’idea di considerare questo “lunedì blu” all’italiana un giorno davvero insuperabile in termini di infelicità personale e collettiva, da vivere e trascorrere con questo spirito distintivo? Bene, non vogliamo drammatizzare questa ricorrenza, e perderci entro giri vertiginosi e riflessioni ardite  per tentare di dare e accogliere significati particolari collegati alla nostra esistenza quotidiana. Al tempo stesso, non vogliamo banalizzare e, se possibile, tentiamo invece di innescare un qualche motivo utile di pensiero e di azione per il nostro approccio alla vita delle persone e della comunità.

Un primo motivo di condivisione potrebbe essere la constatazione del fatto che i percorsi temporali collettivi suscitano sempre interesse e curiosità, a livello di scienze antropologiche e sociologiche esatte, ma non solo. Da questo punto di vista, anche “Blue Monday” non verrebbe meno a questa strategia di osservazione complessiva, volendo in qualche modo segnalare uno stato d’animo ricorrente non favorevole nella condizione umana, una situazione di difficoltà, un ostacolo ciclico per il singolo e la collettività che varrebbe la pena conoscere al meglio per poter prospettare soluzioni efficaci a questi casi di malessere esistenziale.

Una seconda  considerazione puntuale potrebbe prendere in esame invece le situazioni in concreto, ossia le ragioni principali che si prospettano alla radice di questo lunedì annuale di invincibile tristezza. Possiamo dire che non ci sembrano particolarmente probanti: parlare di disagio da freddo invernale, di budget limitati, o ancora di vacanze troppo lontane, o addirittura del sovrappeso a causa delle feste, non sembrano in verità delle ragioni solide e valide per alimentare uno stato d’animo così negativo e frustrante.

Se proprio dobbiamo aprire una discussione, non temiamo di avanzare dubbi, perplessità e riserve, convinti che ben altri sono i motivi di tristezza che affliggono la condizione umana  nel tempo moderno, anche in questa fase iniziale del nuovo anno 2026. Purtroppo, l’elenco triste – qui davvero l’aggettivo è adeguato e congeniale – dei fatti di cronaca e delle vicende luttuose che hanno già contrassegnato a livello internazionale la prima parte del mese di gennaio del nuovo anno 2026 ci suggerisce di non dare seguito e importanza a cose sostanzialmente futili e banali, o a pensieri irrilevanti, e di non preoccuparsi per carenze o scadenze che possono essere tranquillamente risolte e onorate.

Vale la pena, insomma, anche in questo presunto “Blue Monday” tenere lo sguardo fisso sulle cose che contano davvero, sulle situazioni realmente preoccupanti, sulle fonti indiscutibili di disagio e di tristezza, senza cedere il passo o dare rilievo ad eventi o motivazioni che potrebbero essere interpretate come una sorta di fuga dalla realtà.

In definitiva, visto che l’esistenza quotidiana, comunque, è già fragile, delicata e problematica – soprattutto per alcuni, che hanno contatto continuo con la sofferenza e con la fragilità – facciamo in modo di non disperderci  entro dinamiche poco significative, o labirinti complessi, o interpretazioni fuorvianti.

Chiamiamo tristi le cose che lo sono veramente, senza perderci in dimensioni che non appartengono a questo sentire effettivo, reale, motivato.

Infine, “salviamo” il colore blu da questa patina aggiunta di considerazioni negative: vanno bene le citazioni letterarie, ma ricordiamoci che il blu è simbolo di profondità, di armonia, di equilibrio, di assoluta eleganza. Non può essere costretto entro logiche così negative, per partito preso.

Il cielo blu, il mare blu sono bellezza totale, che incontra l’umanità, esalta il paesaggio, migliora la qualità della vita. Crediamoci davvero, e le nostre giornate saranno dipinte  dalla felicità che non delude, ragionevole e creativa, generativa di autentico bene per tutti.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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