È polemica a San Pietro di Feletto per lo scoppio di petardi e i loro resti non rimossi da terra.
Petardi scoppiati nonostante un’ordinanza comunale che ne vieti l’utilizzo fino al giorno dell’Epifania compreso.
Come si legge nell’ordinanza, è vietata l’accensione come il lancio dei fuochi d’artificio, lo scoppio di mortaretti, oltre allo sparo di petardi, a fronte di una sanzione dai 25 ai 500 euro.
Un provvedimento che, come specificato sul sito istituzionale del Comune, è stato preso in quanto “l’uso di artifizi pirotecnici nel periodo fra Capodanno e l’Epifania ha conseguenze negative per la tranquillità psicofisica di anziani, bambini e ammalati, oltreché per animali domestici e non, senza contare i picchi di inquinamento dell’aria che si verificano nei giorni successivi allo sparo dei botti”.

“In particolare, gli animali, sia domestici che selvatici, sono spesso vittime inconsapevoli di questa tradizione: il rumore dei botti genera spavento, smarrimento e situazioni di pericolo, che possono essere facilmente evitate – prosegue il testo sul sito -. Sono da preferire modalità di festeggiamento più consapevoli e sicure, valorizzando iniziative che uniscano la comunità, senza provocare danni o disagi”.
Parole istituzionali che non sono state ascoltate, a giudicare dai resti di petardi rinvenuti al mattino del 1° gennaio in via Po, zona Crevada.
A segnalarlo è stata una residente: “Questo è quello che hanno lasciato i ragazzini stanotte in via Po, in Crevada – ha riferito pubblicamente -. Si ringraziano i genitori per aver educato così bene i loro figli. Si spera che vengano a pulire“.
“Non so chi siano i genitori dei ragazzi e li ho visti anche il giorno di San Silvestro, che facevano scoppiare petardi vicino alle case – ha detto a margine la signora, la quale ha riferito di aver trovato nuovamente dei ragazzi il pomeriggio del 1° gennaio in quel punto, con dei nuovi petardi, poi lasciati a terra -. Ho chiesto loro di pulire e mi hanno mostrato il dito medio”.
“Ogni anno mi buttano i petardi in giardino per dispetto, per spaventare il gatto. Sono sempre i soliti quattro”, il commento di un altro residente di fronte alla segnalazione della signora.
Nel frattempo c’è chi, nell’affrontare il tema botti, ha chiesto “una scelta di coerenza”, proponendo di “vietare anche la caccia”.
“Quando alla domenica mattina presto ci sono persone che vorrebbero dormire, perché durante la settimana lavorano e si alzano presto, e il meritato riposo viene negato loro, perché alcuni individui decidono di andare per prati e per boschi a sparare a creature che non hanno fatto nulla di male, addobbati come se dovessero partire per chissà quale guerra mondiale, portando cani che abbaiano continuamente e insistentemente, richiamati dai loro padroni con fischi e fischietti, tutti rumori che arrivano fino a dentro casa e che disturbano, io penso che bisogna iniziare a capire che tutti meritano rispetto e che non basti una ‘licenza’ per poter fregarsene della tranquillità altrui – il messaggio scritto -. I miei cani, quando sentono sparare i cacciatori, hanno paura, tremano, alcuni sono morti dallo spavento. Mia nonna, che soffre di svariate malattie, si spaventa, ha paura e non riesce a riposare. Forse mia nonna o i nonni di qualcun altro non sono importanti? E i colpi di fucile, spari dal rumore che entra fino a dentro casa disturbando tutti, non possono essere considerati un disturbo alla quiete pubblica?”.
“Ecco, quindi, che qui si capisce quanto possa essere marcia la società: se pagano possono disturbare e fare quello che vogliono, altrimenti gli si può togliere un quarto d’ora di tradizione una volta l’anno, perché qualcuno si sente disturbato” ha concluso.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: per gentile concessione di una lettrice)
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