Category: Veneto

  • Scuola, approvata la graduatoria per i campus della filiera tecnologico-professionale: 12 milioni alle regioni

    Scuola, approvata la graduatoria per i campus della filiera tecnologico-professionale: 12 milioni alle regioni

    È stata approvata la graduatoria per il finanziamento dei progetti di fattibilità tecnico-economica (PFTE) relativi ai campus della filiera tecnologico-professionale, uno degli elementi centrali della riforma del “4+2”. Lo rende noto il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con il Ministro Giuseppe Valditara.

    Le 14 regioni che hanno partecipato all’Avviso pubblico riceveranno un contributo complessivo di 11.674.336 euro. A ciascuna è stato assegnato l’importo richiesto, fino a un massimo di 2 milioni di euro. Le risorse disponibili ammontano complessivamente a 15 milioni di euro e provengono dal Fondo per la promozione dei campus della filiera formativa tecnologico-professionale.

    L’assegnazione del finanziamento segna l’avvio operativo del progetto: i campus saranno spazi fisici al servizio dell’intera filiera formativa, in cui Istituti tecnici e professionali, ITS Academy, agenzie formative e imprese lavoreranno insieme per rafforzare il collegamento tra istruzione, formazione e lavoro.

    “Con questo investimento, rafforziamo la filiera tecnologico-professionale. I campus saranno i luoghi di incontro tra scuola, formazione regionale, ITS, imprese, mondo della ricerca. Sono stati pensati per fare formazione di qualità, innovazione, creare occasione di confronto e collaborazione tra diverse realtà con l’obiettivo di offrire agli studenti competenze realmente spendibili sul mercato del lavoro. Diamo ai giovani importanti opportunità occupazionali, creiamo un grande volano per lo sviluppo dei territori, favoriamo la competitività delle imprese. Sono un ulteriore tassello di quella riforma dell’istruzione tecnica e professionale che abbiamo fortemente voluto e che da quest’anno diventa ordinamentale, con un’adesione da parte delle scuole al modello del 4+2 che si preannuncia massiccia”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

    Come previsto dall’Avviso, le regioni ammesse al finanziamento dovranno presentare al MIM i progetti di fattibilità tecnico-economica entro il 31 maggio 2026.

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  • A una scuola veneziana il premio “Digi e Lode” di Hera

    A una scuola veneziana il premio “Digi e Lode” di Hera

    A festeggiare nei giorni scorsi la consegna del premio agli insegnanti e agli alunni della scuola primaria ‘Manzoni’, in Sestiere Santa Croce a Venezia, c’era anche l’Assessore alle Politiche Educative del capoluogo veneto, Maika Canton, assieme a Thejra Tonetto, Responsabile Marketing Communication ed Eventi di EstEnergy Gruppo Hera e ad Anna Curci, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Morosini, di cui la scuola vincitrice fa parte.

    L’istituto ha ottenuto il contributo grazie ai comportamenti ‘virtuosi’ dei clienti Hera della città nella gestione delle proprie forniture energetiche. L’obiettivo del progetto ‘Digi e Lode’ è infatti favorire la digitalizzazione dei servizi offerti dall’azienda, premiando le scuole del territorio con un aiuto concreto per realizzare nuovi progetti di innovazione.

    Nuova edizione 2025-26: in palio 55 mila euro complessivi

    L’iniziativa di EstEnergy giunge quest’anno alla sua quinta edizione in Veneto e ha già distribuito alle scuole del Nordest 450 mila euro a partire dall’anno scolastico 2021-22, nei diversi territori del Triveneto serviti dall’azienda del Gruppo Hera.

    A Venezia sono tre le scuole finora premiate: la secondaria di primo grado ‘Salvo D’Acquisto’ e le primarie ‘Fusinato-Marocco’ e ‘Manzoni’. In tutto sono invece ben 19 gli istituti che hanno ricevuto il contributo Hera, se si considera l’intera area metropolitana, con scuole vincitrici a Chioggia, Martellago, Mirano, Portogruaro e San Donà di Piave, dove EstEnergy è presente con sportelli locali.

    E il progetto non si ferma: la nuova edizione dell’iniziativa è partita il 1° ottobre 2025. Nel corso del nuovo anno scolastico riceveranno i premi Digi e Lode altri 22 istituti, 11 alla fine del primo quadrimestre e 11 alla fine, per uno stanziamento complessivo di 55mila euro complessivi. C’è quindi ancora tempo fino al 31 gennaio per votare la scuola della propria città sul sito digielode.gruppohera.it.

    Come funziona Digi e Lode

    Quando i clienti attivano uno dei servizi digitali gratuiti di Hera, come ad esempio la bolletta online, i servizi online da App o da PC, o il programma di fedeltà #GenHerAzioni, generano automaticamente un punteggio che viene ripartito tra tutte le scuole del Comune in cui vivono. Gli istituti che al termine di ciascun quadrimestre risultano meglio posizionati nella classifica del progetto vengono premiati con 2.500 euro ciascuno. Sul sito del progetto è possibile indicare la scuola a cui attribuire i propri punti per farla salire in classifica. Il punteggio generato automaticamente, infatti, si moltiplica per cinque quando il cliente sceglie un istituto specifico come beneficiario dei punti.

    Possono partecipare anche tutti gli iscritti al programma fedeltà del Gruppo Hera, aperto anche ai non clienti, attraverso il sito dedicato https://genherazioni.gruppohera.it.

    «Il progetto Digi e Lode è un modo concreto per essere vicini alle famiglie dei nostri clienti e a tutti i cittadini dei Comuni in cui operiamo – spiega Thejra Tonetto –. L’iniziativa parte da una serie di comportamenti virtuosi dei nostri clienti e genera una sinergia tra azienda e sistema scolastico, con una ricaduta positiva sull’intera comunità. Per questo ci auguriamo di riuscire a coinvolgere sempre più istituti del territorio e invitiamo le famiglie a votare per la propria scuola per farla salire in classifica».

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  • Al via un weekend fra teatro, mostre, tradizioni e… “Fogaroni”

    Al via un weekend fra teatro, mostre, tradizioni e… “Fogaroni”

    Prende il via in queste ore il terzo weekend di gennaio. Ecco uno sguardo alle proposte del territorio, con l’augurio a tutti di vivere giorni sereni.

    Treviso

    17/1 – Si avvicina alla conclusione la proposta firmata IAT Treviso che per tutto il periodo natalizio ha organizzato tour guidati dedicati alla scoperta della città. Una iniziativa molto apprezzata dai trevigiani e dai numerosi turisti che raggiungono Treviso richiamati dalla mostra in corso al Museo Santa Caterina e che, per tutto il mese di gennaio, proseguirà a cadenza settimanale. A tracciare il percorso delle visite guidate saranno i corsi d’acqua che disegnano il centro storico, resi ancora più affascinanti dalle luminarie natalizie che si specchiano sull’acqua. Seguendo il corso dei fiumi e percorrendo alcuni dei quaranta ponti costruiti nei secoli, si potranno ammirare gli scorci più suggestivi della città: i Buranelli dove in passato si trovava il deposito del pesce per il secolare mercato e dove le donne lavavano i panni; Riviera Garibaldi, dove le stelle illuminate sembrano nuotare verso Ponte Dante, il luogo citato dal Sommo Poeta nella Divina Commedia; e l’immancabile Isola della Pescheria, realizzata artificialmente nel  1856 per ospitare il mercato del pesce. Prossimo appuntamento sabato 17 gennaio alle ore 15.30 con partenza dall’ufficio IAT di piazza Borsa.

    Conegliano

    21/1 – Mercoledì 21 gennaio alle ore 21, al Teatro Accademia di Conegliano, Cesare Bocci e Vittoria Belvedere (in foto) portano in scena “Indovina chi viene a cena?” di William Arthur Rose, per la regia di Guglielmo Ferro che riporta in scena la stupenda commedia che fu interpretata da Katharine Hepburn e Spencer Tracy, incentrata sul tema di un matrimonio misto, più che mai di attualità in una società sempre più multietnica.

    Vittorio Veneto

    17/1 – Un itinerario tra parole, immagini e oggetti personali di Giovanni Paolo I, sulle orme dell’uomo Albino Luciani, con tappa nei luoghi della sua infanzia, educazione, crescita umana e spirituale, volto a riscoprire la grande attualità di un pontefice caro a tutte le “genti” del Veneto tutt’ora vivo nel ricordo di molti, da far conoscere soprattutto alle giovani generazioni. Dopo il battesimo nella città di Belluno e la sosta a Oderzo, la mostra itinerante «Un Papa inatteso. Beato Luciani, uno sguardo profetico sull’uomo di oggi», è ora allestita nel Seminario vescovile di Vittorio Veneto (ingresso da piazza Giovanni Paolo I) dal 16 al 25 gennaio 2026 (orari visite: ven, – sab, – dom, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; prenotazioni al 3472339839, Fabio; 3475346282, Domenico).

    Quartier del Piave e Vallata

    17/1 – Un nuovo weekend di appuntamenti con la secolare Sagra di Sant’Antoni a Vergoman di Miane. Sabato 17 alle 10.30 Santa Messa celebrata da don Massimiliano Zago nella chiesetta di Vergoman dedicata a Sant’Antonio Abate. Seguirà rinfresco sul posto. Alle 12 pranzo a base di specialità paesane, alle 18 si riprende con l’apertura dello stand, alle 19 cena con specialità paesane e alle 21 serata con Sabrina Salvestrin.

    Montebellunese

    17/1 – Sabato 17 gennaio alle 20.30 verrà acceso per la 378^ edizione il secolare Fogaron di Sant’Antonio Abate. Questa storica tradizione fonda le sue radici a Sovilla, una piccola località di Nervesa della Battaglia, quando, per volere della nobile famiglia dei Lasinio e dei fedeli del luogo, venne eretto un piccolo ma caratteristico oratorio di campagna, tutt’oggi esistente e dedicato al culto del Santo che secondo la tradizione, sceso all’inferno, rubò il fuoco a Satana nascondendolo nel suo bastone per donarlo successivamente all’uomo. Da allora fino ai giorni nostri a Sovilla non si interruppe mai la tradizione: né guerre, né carestie né la recente pandemia di Covid hanno fermato i fedeli nel portare avanti il fuoco e la lotteria del maiale che a suo tempo veniva allevato da tutte le famiglie della zona per poi essere donato dal vincitore della lotteria alla famiglia più bisognosa. Il fuoco, simbolo di rinnovamento e purificazione, serviva anche come rito propiziatorio contro l’herpes zoster, ovvero il “fuoco di Sant’Antonio”, che all’epoca poteva anche risultare mortale. Patrono degli animali domestici, dei macellai e dei norcini, era molto invocato nelle nostre campagne dove una vita tipicamente rurale e dura faceva sì  che gli uomini e le donne si affidassero alla benevolenza e alla protezione dei Santi per alleviare la loro difficile vita. È sorprendente che nonostante i tempi moderni e la venuta meno del culto dei Santi, in piccole realtà come Sovilla sopravvivano ancora riti e tradizioni ancestrali, dal sapore romanzesco ma che conservano oggi come allora il succo della nostra storia e della nostra identità. Sabato 17 gennaio verrà acceso inoltre il tradizionale Fogaron di Santa Croce del Montello, anch’esso dedicato a Sant’Antonio Abate.

    17/1 – Il MeVe Memoriale Veneto della Grande Guerra di Montebelluna, nell’ambito delle attività previste dalla Legge Regionale 25/22, propone la mostra “L’Altra Parte del Muro: Dal 7 Ottobre alla Guerra di Gaza”. Un’opportunità per entrare nell’umanità di un conflitto con la consapevolezza che la guerra è sempre una sconfitta, attraverso lo sguardo della fotocamera di un giovane giornalista di guerra, Nino Orto. La mostra multimediale – che si collega alla mostra “Comunicare in guerra: segnali, codici e propaganda” – è un evento che offre una prospettiva umana e autentica sulle vite di chi vive sui due lati del muro che divide Israele e Palestina. Il giornalista Nino Orto ha documentato due anni di tensioni crescenti e di eventi drammatici, con un focus particolare sul conflitto iniziato il 7 ottobre. Attraverso immagini e testimonianze raccolte sul campo, la mostra esplora le paure, i sogni e la resilienza delle persone comuni, spesso intrappolate in una narrazione di divisione e conflitto. La mostra verrà inaugurata sabato 17 gennaio alle ore 16.30, e sarà aperta gratuitamente al pubblico dal 18 gennaio al 28 febbraio negli orari di apertura del MeVe.

    18/1 – Sarà “La notte dei bambini”, il nuovo lavoro di Giuliana Musso interpretato da Gaia Nanni, ad aprire Theorìa – Proposte di teatro contemporaneo al Teatro Comunale Eleonora Duse di Asolo, domenica 18 gennaio alle ore 18. La seconda stagione della rassegna, promossa dal Comune di Asolo con la direzione artistica e organizzazione di Cristina Palumbo / Echidna Cultura, si inaugura con uno spettacolo che riporta alla luce un episodio reale diventato simbolo di una comunità capace di stringersi attorno ai più fragili. La storia è quella del trasferimento notturno dell’intero Ospedale Meyer di Firenze, avvenuto il 14 dicembre 2007: una notte in cui la città si fermò e vegliò, silenziosa, sulla lunga processione di ambulanze scortate da polizia e carabinieri, tassisti che offrirono gratuitamente il proprio servizio, volontari della protezione civile, infermieri, medici, passanti, genitori, persone fragili e abitanti dei quartieri vicini. Un piccolo popolo riunito lungo quella che fu chiamata “l’autostrada dei bambini”, un evento straordinario che sembrava una favola pur essendo un fatto reale, concreto, misurabile.

    Bellunese/Alto Adige

    17/1 – Favola e realtà: due linguaggi per raccontare lo sci di fondo, quello di una gara storica, la 49esima Granfondo Dobbiaco-Cortina che quest’anno si adagia nella stupenda culla di Dobbiaco. Sono tante le storie che dipingono Dobbiaco di tinte fiabesche, dall’Uomo Selvatico che abita i boschi, al Cavaliere di Monguelfo e la nobildonna Emerenziana, al gigante Haunold dei Baranci. La realtà è che quest’inverno avaro di neve sta mettendo in difficoltà molti organizzatori e fondisti, ma il comitato della GF Dobbiaco-Cortina ha fatto i miracoli per approntare comunque un tracciato degno della propria fama. Si partirà e si arriverà a Dobbiaco per un totale di 26 km, complici anche le imminenti Olimpiadi che impediscono l’arrivo a Cortina per questioni di pubblica sicurezza. Tutti i fondisti del mondo conoscono le celebri sfide del Tour de Ski a Dobbiaco, ebbene la stessa neve e le stesse piste che hanno esaltato Klæbo e Diggins, per fare dei nomi, sabato 17 e domenica 18 gennaio celebreranno le gesta atletiche dei partecipanti che hanno già prenotato un pettorale per la 49esima Dobbiaco-Cortina.

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  • “Crans Montana ribadisce che è necessaria una cultura della sicurezza”: la riflessione di Gianpaolo Bottacin

    “Crans Montana ribadisce che è necessaria una cultura della sicurezza”: la riflessione di Gianpaolo Bottacin

    Passano i giorni, ma la strage di ragazzi nel locale svizzero di Crans Montana avvenuta la notte di capodanno continua a generare cordoglio, muovere le coscienze e lasciare molti interrogativi ancora senza adeguate risposte.

    Un’importante riflessione, legata soprattutto alla percezione del pericolo in situazioni simili, almeno potenzialmente, arriva dall’ingegner Gianpaolo Bottacin, fino allo scorso novembre assessore veneto alla protezione civile.

    “Quando succede una tragedia tutti si improvvisano esperti e spesso fanno affermazioni del tutto fuori luogo, che si prestano a strumentalizzazioni e che spesso sono totalmente irrispettose delle vittime della tragedia accaduta – premette Bottacin -. In questa fase volutamente non affronto il tema delle autorizzazioni, del rispetto delle norme e delle gravissime responsabilità che dovranno essere individuate dagli organi competenti. Mi soffermo su una frase, ripetuta da moltissimi, che mi ha lasciato basito, per non dire altro: “Perché alcuni scappano e altri restano a filmare?”

    Probabilmente – riflette Bottacin – “chi ha fatto queste affermazioni non si è mai trovato in una situazione emergenziale rilevante o ne ha perso la memoria. Non si tratta di stupidità o superficialità, ma di percezione del rischio. Alcuni ragazzi si sono salvati perché ai primi segnali di fuoco sono corsi via. Altri, invece, sono rimasti a filmare. Ma prima di giudicare è importante capire cosa succede nel cervello quando compare un pericolo improvviso e sapere in cosa consiste un’evacuazione e soprattutto le fasi attraverso cui si sviluppa”.

    Come si calcola il tempo richiesto per l’”esodo”?

    “In varie fasi – afferma l’ingegnere -: tempo di rilevazione dell’allarme e di allarme generale (e in questo caso non ha funzionato), tempo di evacuazione, costituito dalla somma di due fasi: il tempo di pre-movimento e il tempo del movimento vero e proprio, quello che si impiega per superare l’uscita più vicina.

    Il tempo di pre-movimento è il tempo che intercorre tra quando vediamo un pericolo e quando iniziamo a muoverci. Questa fase, quella del pre-movimento, è una fase particolarmente importante e delicata, prevista anche dal Codice di Prevenzione Incendi, proprio perché non può essere trascurata. Una fase che può durare anche parecchi secondi, soprattutto quando non scatta un allarme generale, come nel caso in questione.

    E’ il tempo in cui il cervello, in base a quello che sta percependo, cerca di capire cosa sta accadendo e se quello che sta accadendo può essere un pericolo. Ed è evidentemente un periodo molto variabile e soggettivo. Si sta cercando di capire se esiste un pericolo, se è reale, si guarda cosa fanno gli altri. Non è una fase istintiva”.

    Bensì?

    “Ognuno può in maniera diversa: chi fugge immediatamente perché ha percepito subito il pericolo, a volte anche con eccesso di precauzione, chi rimane bloccato e non sa cosa fare, per cui guarda cosa fanno gli altri e chi tende ad allontanare mentalmente la situazione di pericolo ripetendo a se stesso che non può essere poi così grave. Ed è proprio ciò che stavano facendo i ragazzi che filmavano. Non avevano ancora compreso la gravità del pericolo. D’altronde l’allarme non era scattato e nessuno degli addetti stava intervenendo. Cioè coloro che dovrebbero conoscere il piano di emergenza del locale. In tale contesto, la percezione del pericolo è evidente che rallenta.

    In pochi secondi la temperatura del locale ha raggiunto centinaia di gradi centigradi innescando anche il fenomeno del flashover. Pochi secondi, un paio di minuti!! Chi adesso giudica, conosceva la velocità di progressione di un evento del genere? Io lo dubito fortemente”.

    Bottacin si mette “nei panni di quei poveri ragazzi che nei primi secondi non sono scappati via perché non avevano ancora capito la gravità del fenomeno determinata proprio dalla velocità di propagazione. Non lo sapevano e stavano cercando di capire. Non conoscevano questa tipologia di fenomeno, come non la conosce la maggior parte di chi giudica. Ed è proprio per questo che insisto nella necessità di creare una cultura della sicurezza. Conoscenza, formazione e prove di evacuazione sono fondamentali: servono a ridurre il tempo di pre-movimento, ad allenare il cervello a riconoscere il pericolo e ad agire senza esitazione”.

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  • Caccia sostenibile: se non la misuri, non esiste

    Caccia sostenibile: se non la misuri, non esiste

    Ancora una volta mi sono trovata nel mezzo della solita diatriba manichea: caccia sì, caccia no. Un dibattito in cui tradizioni, storia, scienza e valori si mescolano fino a confondersi, e in cui troppo spesso si fa cherry picking delle fonti scientifiche, citando solo ciò che conviene.

    Proviamo a fare ordine.

    La caccia (prelievo venatorio) è prima di tutto un’attività ricreativa: si pratica per passione, tradizione, svago. Tutti obiettivi che riguardano noi, la nostra specie. Quando allarghiamo l’orizzonte degli obiettivi, da noi stessi al resto del mondo, nulla impedisce a un’attività ricreativa di diventare uno strumento utile alla conservazione, ma il passaggio dall’una all’altra è tutt’altro che automatico.

    Richiede innanzitutto che i piani di abbattimento siano costruiti su parametri biologici solidi – censimenti, dinamiche di popolazione, soglie di prelievo sostenibile – e che questi parametri vengano rispettati. La caccia ricreativa quindi può diventare uno strumento di conservazione. Questa affermazione, che a molti suonerà controintuitiva se non provocatoria, trova in realtà un certo sostegno nella letteratura scientifica. E quando parliamo di sostenibilità, come sempre in questa rubrica, non ci riferiamo a un principio etico o a un ideale astratto, ma a qualcosa che si misura: tassi di prelievo, dinamiche di popolazione, dati verificabili. Obiettivi faunistici chiari e risultati che vi convergano. La domanda non è se la caccia sia giusta o sbagliata, ma se i numeri tornino. Il problema, semmai, è un altro: che le condizioni necessarie affinché il prelievo venatorio produca effettivamente benefici per la fauna selvatica esistano più sulla carta che nella realtà.

    Partiamo da ciò che la scienza riconosce come plausibile. Un articolo pubblicato nel 2025 sull’European Journal of Wildlife Research lo afferma con chiarezza: la caccia ricreativa, quando guidata da principi scientifici e dati affidabili, può costituire una pratica sostenibile e contribuire positivamente alla gestione della fauna (che non è il prelievo venatorio!) e alla conservazione degli ecosistemi. Non si tratta di una posizione isolata. Uno studio apparso su Ecology Letters nel 2022 ha dimostrato come un prelievo moderato possa persino stabilizzare le dinamiche di popolazione, proteggendo alcune specie dagli effetti degli eventi climatici estremi. Il meccanismo è elegante nella sua semplicità: riducendo la densità degli individui, si attenua la competizione per le risorse alimentari, e gli animali che sopravvivono alla stagione venatoria affrontano l’inverno in condizioni migliori.

    A questo si aggiunge l’argomento economico, particolarmente rilevante in contesti dove la fauna selvatica non ha altro valore di mercato. In Africa subsahariana, la caccia al trofeo genera entrate che, almeno in teoria, dovrebbero finanziare la conservazione e incentivare la tutela degli habitat. Il caso del rinoceronte bianco sudafricano viene citato come esempio paradigmatico: quando la caccia fu legalizzata nel 1968, la popolazione contava circa mille individui; l’incentivo economico spinse i proprietari terrieri a reintrodurre e allevare la specie, che oggi supera i diciottomila esemplari. Un successo innegabile, almeno nei numeri.

    Il quadro, tuttavia, si complica non appena si passa dai principi teorici alla loro applicazione. Una revisione sistematica pubblicata su One Earth nel 2021, che ha analizzato oltre mille articoli scientifici sulla caccia ricreativa prodotti in quasi settant’anni di ricerca, giunge a una conclusione scomoda: mancano ancora evidenze sufficienti per rispondere alle domande più pressanti, ovvero dove e come la caccia contribuisca effettivamente a sforzi di conservazione reali e sostenibili. In altre parole, sappiamo molto sull’ecologia delle specie cacciate, ma sappiamo poco su cosa succede quando i modelli gestionali incontrano la realtà delle istituzioni, delle comunità locali, degli interessi economici.

    Il punto è che la sostenibilità della caccia non è una proprietà intrinseca dell’attività venatoria, ma il risultato di un sistema regolatorio che funziona. Alcuni ricercatori lo hanno sottolineato con forza: sono stati i sistemi di regolamentazione, non la caccia in sé, a salvare molte popolazioni dall’estinzione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La distinzione può sembrare sottile, ma ha implicazioni profonde. Attribuire il merito alla caccia anziché alle regole che la governano significa confondere la causa con l’effetto e, potenzialmente, legittimare pratiche che di sostenibile hanno solo il nome.

    E qui emergono le criticità. Perché la caccia sia sostenibile servono censimenti rigorosi delle popolazioni, quote di prelievo calibrate sui dati demografici, controlli efficaci sul rispetto delle norme, trasparenza nella gestione dei fondi. Servono, in sostanza, istituzioni che funzionano. Ma quanto spesso queste condizioni si verificano? Uno studio condotto in Zimbabwe ha rilevato che le quote di abbattimento non sempre si basano su dati scientifici solidi, ma su opinioni soggettive e processi decisionali opachi. In alcune aree, l’uso di quote fisse incentiva il prelievo di individui giovani o in età riproduttiva, compromettendo la vitalità delle popolazioni nel lungo periodo. La corruzione fa il resto: in diversi paesi africani, le entrate della caccia al trofeo non raggiungono mai gli obiettivi di conservazione dichiarati.

    Il contesto italiano offre un esempio diverso ma non meno istruttivo. Le popolazioni di ungulati sono in costante crescita da decenni, con il cinghiale che ha superato i due milioni di individui generando danni enormi all’agricoltura e rischi per la sicurezza stradale. La caccia di selezione è riconosciuta come strumento di gestione, e l’ISPRA fornisce linee guida scientifiche per la definizione dei piani di prelievo. Eppure, esperti del settore hanno denunciato come queste linee guida vengano sistematicamente disattese da alcune Regioni, che autorizzano prelievi superiori a quanto ritenuto sostenibile dall’Istituto. La biologia della conservazione insegna che l’ampliamento del prelievo venatorio, in assenza di dati solidi sulle popolazioni, non è uno strumento di gestione faunistica efficace e può produrre impatti ambientali difficili da invertire. Sto scrivendo di principi ecologici elementari, non di fisica teorica.

    C’è poi la questione degli effetti a cascata sull’ecosistema. Uno studio pubblicato su Communications Biology nel 2019 ha confrontato aree soggette a caccia intensiva con aree caratterizzate da degrado dell’habitat nel Sud-est asiatico, riscontrando tassi di estinzione funzionale più elevati nelle aree cacciate. La rimozione eccessiva di animali frugivori compromette la dispersione dei semi, aumentando il rischio di estinzione locale di specie arboree che dipendono da quei dispersori. L’ecosistema, insomma, è un sistema interconnesso, e gli effetti di un prelievo mal calibrato si propagano ben oltre le specie direttamente cacciate.

    Tutto questo non significa che la caccia non possa mai essere sostenibile. Significa, piuttosto, che le condizioni necessarie affinché lo sia sono stringenti e raramente soddisfatte nella loro interezza. Il modello nordamericano, spesso citato come esempio di successo, ha prodotto risultati impressionanti per alcune specie di interesse venatorio, ma il novanta per cento dei fondi generati sostiene solo il dieci per cento delle specie, prevalentemente ungulati e grandi carnivori. È un successo parziale, che lascia scoperta la gran parte della biodiversità.

    Gli stessi sostenitori della caccia come strumento di conservazione riconoscono che il suo futuro dipende dalla capacità di diventare pienamente sostenibile, socialmente accettata e basata sulla gestione adattativa. Ma questa è, appunto, una condizione futura, un obiettivo da raggiungere, non una realtà già esistente. E la distanza tra il principio e la pratica, tra il modello teorico e la sua implementazione, rimane il nodo irrisolto di tutto il dibattito.

    La scienza, in definitiva, ci dice che la caccia ricreativa potrebbe essere compatibile con la conservazione, e in alcuni casi specifici probabilmente lo è. Ma ci dice anche che i metodi comunemente usati per valutare la sostenibilità del prelievo venatorio hanno prestazioni scarse e rimangono in uso nonostante i loro limiti. Ci dice che le evidenze a supporto di un beneficio netto della caccia per le specie cacciate sono deboli. Ci dice che dove mancano istituzioni solide, dati affidabili e controlli efficaci, il prelievo venatorio rischia di trasformarsi nel suo opposto, una minaccia anziché una risorsa per la fauna selvatica.

    Forse la domanda da porsi non è se la caccia possa essere sostenibile in astratto, ma se lo sia concretamente, qui e ora, nei contesti specifici in cui viene praticata. E su questo, la risposta della scienza è molto più cauta di quanto il dibattito pubblico lasci intendere.

    Se volete approfondire

    Carranza J. et al. (2025). The challenge of science in the face of polarization around recreational hunting. European Journal of Wildlife Research. https://link.springer.com/article/10.1007/s10344-025-01983-8

    Peeters B. et al. (2022). Harvesting can stabilize population fluctuations and buffer the impacts of extreme climatic events. Ecology Letters, 25(4), 814-826. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ele.13963

    Booth H. et al. (2021). Consequences of recreational hunting for biodiversity conservation and livelihoods. One Earth, 4(2), 238-253. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2590332221000609

    Treves A. et al. (2019). Differentiating between regulation and hunting as conservation interventions. Conservation Biology, 33(2), 472-475. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7379586/

    Matipano G. et al. (2016). Trophy Hunting and Sustainability: Temporal Dynamics in Trophy Quality and Harvesting Patterns in a Tropical Semi-Arid Savanna Ecosystem. PLOS ONE. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5063477/

    Tilker A. et al. (2019). Habitat degradation and indiscriminate hunting differentially impact faunal communities in the Southeast Asian tropical biodiversity hotspot. Communications Biology, 2, 396. https://www.nature.com/articles/s42003-019-0640-y

    Weinbaum K.Z. et al. (2013). Searching for sustainability: are assessments of wildlife harvests behind the times? Ecology Letters, 16(1), 99-111. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3521087/

    Lindsey P.A. et al. (2007). Economic and conservation significance of the trophy hunting industry in sub-Saharan Africa. Biological Conservation, 134(4), 455-469. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0006320706003831

    (Autore: Paola Peresin)
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  • Meteo. Un fine settimana variabile ma tendenzialmente asciutto

    Meteo. Un fine settimana variabile ma tendenzialmente asciutto

    Terzo weekend del 2026: ecco le previsioni del tempo secondo il sito Meteo Bassano Pedemontana del Grappa.

    Previsione per oggi venerdì

    La fase di tempo variabile è destinata a proseguire altri giorni sul nostro territorio sempre senza precipitazioni. Anche la giornata di venerdì quindi porterà momenti nuvolosi alternati a schiarite anche ampie, quest’ultime più probabili sui settori settentrionali. Al mattino cielo sereno o poco nuvoloso su fascia prealpina e alte pianure, nubi basse invece sui settori meridionali della pianura. Nel pomeriggio ancora spazi di sereno anche ampi alternati a nuvolosità sparsa, clima decisamente mite con massime fino a 11 gradi in pianura. In serata nuvolosità in aumento da sud fino a cielo coperto in pianura e poco nuvoloso invece su Prealpi e settori a nord. Temperature minime stazionarie, vicine allo zero in alta pianura, massime invece in ulteriore aumento e ben al di sopra della media.
    Attendibilità: alta

    Tendenza per sabato 17 gennaio

    Una perturbazione coinvolge il nord-ovest Italia ma non riesce a raggiungere il nostro territorio in quanto la circolazione depressionaria sarà molto lontana, ci aspetta quindi un’altra giornata di tempo sostanzialmente buono con ampi spazi di sereno e clima molto mite. Le temperature infatti saranno in ulteriore aumento e nettamente sopra la media stagionale con massime anche fino ai 13-14 gradi in pianura.
    Attendibilità: medio-alta

    Tendenza per domenica 18 gennaio

    Nuvolosità in nuovo aumento soprattutto nella seconda parte del giorno ma sempre con bassa probabilità di precipitazioni, temperature in calo a causa di correnti più fresche orientali.
    Attendibilità: medio-bassa

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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  • Siti Unesco del Veneto: Montedoro e Della Puppa incontrato il neo assessore Zecchinato

    Siti Unesco del Veneto: Montedoro e Della Puppa incontrato il neo assessore Zecchinato

    Un primo, significativo momento di confronto istituzionale si è svolto a Venezia tra i rappresentanti dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco e il nuovo assessore regionale all’Urbanistica, Marco Zecchinato, che tra le deleghe ha anche quella alla valorizzazione dei siti UNESCO.

    L’incontro si è tenuto a Palazzo Balbi di Venezia, dove la presidente dell’Associazione, Marina Montedoro, insieme al site manager Federico Della Puppa, ha incontrato il neo assessore della Regione del Veneto per avviare un dialogo sulle prospettive future dei beni riconosciuti dall’UNESCO presenti sul territorio regionale.

    Al centro del confronto le strategie di gestione e promozione dei siti UNESCO del Veneto, considerati una vera e propria rete d’eccellenza. In questo quadro, le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono state indicate come un esempio virtuoso, anche alla luce dei dati positivi sulle presenze turistiche registrate nel territorio.

    È stata ribadita l’importanza di una collaborazione strutturata e continuativa con la Regione per proseguire nel percorso di tutela e valorizzazione sostenibile di un paesaggio unico, patrimonio culturale e ambientale di rilievo internazionale e risorsa strategica per lo sviluppo del territorio.

    (Autore: Simone Masetto)
    (Foto: Qdpnews.it)
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  • “Truffa della ballerina” su WhatsApp: lo “smishing” per sottrarre gli account

    “Truffa della ballerina” su WhatsApp: lo “smishing” per sottrarre gli account

    “Ciao! Potresti votare per XXXX? È la figlia dei miei amici e il primo premio è un corso di danza gratuito, che sarebbe davvero importante per lei! Ecco il link:….”.

    Si tratta del testo che si può ricevere su WhatsApp ed è al centro di una nuova modalità di truffa, ovvero la cosiddetta “truffa della ballerina”, messa a segno per sottrarre l’account alla vittima e usarlo per inviare messaggi e richieste di denaro ai contatti.

    Lo schema truffaldino è chiaro: il messaggio parte da un contatto già presente in rubrica, e precedentemente infettato, con un testo apparentemente innocuo, che chiede di partecipare a un sondaggio o a una votazione, per aiutare la figlia di un’amica a partecipare a un corso di danza gratuito.

    Il tutto accompagnato da una foto di una bimba, che indossa vestiti da ballo, e dall’invito a cliccare su un link, che rimanda a una pagina che imita un sito ufficiale, chiedendo di inserire le proprie credenziali.

    Tutto ciò rientra nello “smishing”, ovvero una forma di truffa che sfrutta i servizi di messaggistica, per indurre la vittima a fornire dati sensibili.

    In sostanza, non bisogna aprire i link sospetti, anche se arrivano da contatti noti.

    Per capire se il nostro account può essere compromesso, si può controllare la sezione “Dispositivi collegati” di WhatsApp, eliminando quelli non riconosciuti. Poi è necessario segnalare l’accaduto alla Polizia postale.

    (Autore: Arianna Ceschin)
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  • Tasse del marito occultate al Fisco, coppia nei guai: denunce e sequestro

    Tasse del marito occultate al Fisco, coppia nei guai: denunce e sequestro

    Le Fiamme Gialle del Comando provinciale di Treviso, a conclusione delle indagini e su delega della Procura della Repubblica di Venezia, hanno proceduto al sequestro di oltre 190 mila euro disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale veneziano nei confronti della moglie di un uomo gravato da debiti tributari per oltre 600 mila euro.

    Gli accertamenti condotti dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Conegliano hanno consentito di acclarare che un imprenditore, residente a San Donà di Piave e formalmente nullatenente, dirottava sui conti della moglie i proventi delle sue attività, fra cui – sempre secondo gli inquirenti – buona parte di quelli destinati al pagamento delle imposte dovute, sottraendosi, così, per oltre 190 mila euro, alle procedure di riscossione attivate a fronte degli ingenti debiti.

    L’uomo è risultato gestire diverse società, anche nel Coneglianese, nel settore dell’efficientamento energetico. Proprio attraverso queste società, l’uomo sarebbe riuscito a nascondere le proprie ricchezze, inquadrando fittiziamente la moglie come dipendente e mascherando il trasferimento di denaro come stipendio.

    La ricostruzione del presunto sistema fraudolento ha portato le Fiamme Gialle della Città del Cima di denunciare alla competente Autorità giudiziaria i due coniugi per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, che prevede la pena della reclusione fino a quattro anni.

    Dinanzi al quadro complessivamente emerso, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Venezia ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell’ammontare delle disponibilità occultate alle pretese erariali, per oltre 190 mila euro, a fronte del quale i finanzieri hanno sottoposto a cautela disponibilità giacenti sui conti correnti della donna per l’intero ammontare di quanto disposto.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: archivio Qdpnews.it – Guardia di Finanza)
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  • Truffa del rinnovo della tessera sanitaria: il Ministero mette in guardia

    Truffa del rinnovo della tessera sanitaria: il Ministero mette in guardia

    A segnalare questo tentativo di truffa in corso è stato pubblicamente il Ministero della Salute, il quale ha messo in guardia i cittadini su quanto sta avvenendo.

    Stanno infatti circolando false email sul rinnovo della tessera sanitaria, “inviate indebitamente a nome del Ministero della Salute”.

    Queste email di fatto invitano l’utente a cliccare su un link, per procedere al presunto rinnovo della tessera sanitaria, ma il link in questione rimanda a un falso sito web, graficamente simile alle piattaforme istituzionali, all’interno del quale viene richiesto di compilare un modulo con numerosi dati personali e sensibili. 

    I dati raccolti, come ha fatto sapere il Ministero, “possono essere utilizzati per scopi illeciti”. Di conseguenza, le indicazioni fornite sono chiare: non cliccare sui link inviati, non inserire dati personali o finanziari; cancellare immediatamente il messaggio.

    Per informazioni corrette, bisogna sempre fare riferimento al sito del Ministero della Salute.

    (Autore: Arianna Ceschin)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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