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  • Calcio. Scivolone casalingo del Conegliano, colpi pesanti per Careni Pievigina e Barbisano

    Calcio. Scivolone casalingo del Conegliano, colpi pesanti per Careni Pievigina e Barbisano

    I risultati calcistici del weekend, partendo dalla Serie D Girone C.

    Conegliano – San Luigi 0-1 

    Reti: 8′ st Forte

    L’approccio alla gara dei padroni di casa è stato quello giusto. Per i primi trenta minuti, il Conegliano ha cercato di imporre la propria fisicità, mettendo in chiara difficoltà la retroguardia biancoverde. Sfruttando l’assenza di un pilastro come Crosara nelle file avversarie, i ragazzi di casa hanno spinto con insistenza sulla corsia mancina e cercato costantemente i saltatori in area di rigore.

    I centimetri e la struttura dei gialloblu hanno creato diversi grattacapi al San Luigi, che però ha avuto il merito di non perdere compattezza. L’unico vero brivido per la porta di casa nel primo tempo è arrivato su palla inattiva, con un colpo di testa di Linussi terminato di poco fuori, segnale di un equilibrio che stava lentamente cambiando.

    Nella seconda frazione, l’assetto tattico impresso dagli ospiti ha tolto ossigeno alle manovre del Conegliano. Con il passare dei minuti, la spinta dei padroni di casa si è affievolita, permettendo al San Luigi di guadagnare metri e fiducia.

    L’episodio che ha deciso l’incontro è arrivato da un rilancio profondo di Cangiano che ha pescato Forte sulla sinistra. L’attaccante triestino è stato bravo ad accentrarsi e a fulminare l’estremo difensore con un destro potente sotto la traversa sul primo palo. Una prodezza balistica che ha gelato il “Soldan” e cambiato l’inerzia del match.

    Il finale è stato caratterizzato dall’assalto gialloblù. Il Conegliano si è riversato in avanti con la forza della disperazione, ma la difesa del San Luigi, rinfrancata dal vantaggio, ha chiuso ogni varco. Anzi, sono stati proprio gli ospiti ad andare vicini al raddoppio in contropiede in più occasioni con lo stesso Forte e con i subentrati Pinzi e Butti.

    Altri risultati: 

    La capolista Treviso continua la sua marcia trionfale verso la Serie C, espugnando il campo del Vigasio per 1-3. I biancocelesti hanno ipotecato la sfida già nel finale di primo tempo con uno micidiale uno-due firmato da Beltrame (43′) e Gucher (45′). Nella ripresa Scotto ha calato il tris al 10′, rendendo vana la rete della bandiera di Bayou per i padroni di casa pochi minuti dopo. Con questa vittoria, il Treviso vola a quota 49 punti, allungando sensibilmente in classifica.

    Dietro la capolista, la giornata è stata favorevole al Mestre, che ha superato agevolmente l’Obermais per 3-1 (doppietta di Corti e sigillo di Marcandella), portandosi al terzo posto solitario con 34 punti. Passo falso pesante, invece, per il Cjarlins Muzane (secondo a 36 punti), travolto 3-1 dal Calvi Noale in una gara decisa dalle reti locali di Vranic, Chiesurin e Maniero.

    In coda resta ultimo il Portogruaro (10 punti) nonostante il pareggio acciuffato al 90′ su rigore contro la Luparense.


    Classifica 

    Treviso (49), Cjarlins Muzane (36), Mestre (34), Union Clodiense (33), Este (32), Legnago Salus (29), Bassano (29), Brian Lignano (27), Vigasio (24), Unione La Rocca Altavilla (24), Luparense (23), Campodarsego (22), Calvi Noale (22), San Luigi (20), Conegliano (19), Adriese (16), Obermais (12), Portogruaro (10).

    ECCELLENZA

    Girone B

    La prima domenica del girone di ritorno conferma le gerarchie in vetta, ma rimescola pericolosamente le carte in zona salvezza. Il Cavarzano Belluno, neo campione d’inverno, espugna il campo del fanalino di coda Vittorio Falmec con un convincente 1-3. La sfida è stata indirizzata dalla doppietta di uno scatenato Omoregie, che ha reso vano il gol della bandiera di D’Arrigo per i padroni di casa.

    Non molla il Sandonà, che risponde presente battendo 2-0 la Godigese grazie alle reti nel finale di Abcha e De Stefani. Successo pesante anche per il PortoMansuè, che travolge a domicilio la Marosticense con un netto 0-3 firmato Pozzebon, Granati e Salomone, blindando il terzo posto.

    La sorpresa di giornata arriva da Borgoricco, dove lo United Borgoricco Campetra ribalta il Giorgione dopo essere andato sotto nel primo tempo: una doppietta d’autore di Garbuio e il sigillo finale di Sottovia firmano il 3-1 definitivo.

    In chiave salvezza, boccata d’ossigeno purissimo per l’Eclisse Careni Pievigina, che schianta 3-1 la Piovese chiudendo la pratica già nella prima frazione con le reti di Canato, De Luca e Telesi. Successo fondamentale anche per la Julia Sagittaria, che piega 1-0 il Caerano con un rigore di Scarpi in apertura, ringraziando l’errore dagli undici metri di Oudahab che avrebbe potuto cambiare la storia del match per gli ospiti. Chiudono il quadro i pareggi tra Arcella e Dolo (0-0) e tra LeO Oderzo e Borgo Valbelluna (1-1).

    Classifica 

    Cavarzano Belluno (36), Sandonà (35), PortoMansuè (30), Marosticense (25), United Borgoricco Campetra (23), LeO Oderzo (23), Dolo Pianiga (23), Godigese (22), Borgo Valbelluna (22), Caerano (22), Piovese (22), Arcella Padova (21), Eclisse Careni Pievigina (21), Julia Sagittaria (18), Giorgione (10), Vittorio Falmec (8).

    PROMOZIONE

    Girone D

    La capolista LiaPiave non trema e liquida la pratica Vedelago con un netto 0-3, firmato da Dassiè, Paladin (su rigore) e Costa. Restano però in scia le inseguitrici: l’Union Dese espugna il campo del Montello grazie a una rete di Rossi allo scadere del primo tempo, mentre l’Alpago soffre ma passa di misura (0-1) contro il Cimapiave grazie a Bizarro.

    Nella sfida tra Villorba Treviso e San Gaetano si segnala una partita a senso unico che ha visto protagonista assoluto Riccardo Martignago, autore di un clamoroso poker di reti. Lo 0-5 finale (chiuso da Tronchin) condanna il Villorba Treviso a restare all’ultimo posto solitario con soli 5 punti, rendendo la risalita verso la salvezza un’impresa sempre più ardua.

    Nelle altre sfide, il Fontanelle perde terreno pareggiando 0-0 contro il Meolo, scivolando a -5 dalla vetta. Colpo del San Vendemiano che supera 2-0 l’Istrana, mentre il Lovispresiano trova i tre punti al 90′ contro il Cappella Maggiore Fregona grazie a Sari. Chiude il quadro il pareggio per 1-1 tra Carbonera Breda e Caorle La Salute.

    Classifica

    LiaPiave (37), Union Dese (36), Alpago (35), Fontanelle (32), Istrana (28), San Gaetano (26), Caorle La Salute (24), Lovispresiano (23), San Vendemiano (20), Cappella Maggiore Fregona (20), Montello (19), Carbonera Breda (18), Cimapiave (13), Meolo (11), Vedelago (8), Villorba Treviso (5).

    PRIMA CATEGORIA

    Girone G

    Il big match di Falzè premia il Fulgor Trevignano, capace di infliggere la seconda sconfitta stagionale alla capolista Fiori Barp Mas. Nonostante il vantaggio ospite firmato da Rech al 32′, i padroni di casa hanno saputo reagire con un Sartor in stato di grazia: il pareggio arriva quasi immediato (34′), mentre il gol vittoria giunge su calcio di rigore a tre minuti dalla fine.

    Ne approfitta lo Schiara, che pur soffrendo contro il Castion BL (a segno con Bridda e un autogol), ribalta la situazione nella ripresa grazie alla doppietta di Del Din e al sigillo di Savi per il 3-2 finale. Vittoria esterna pesante anche per il Barbisano Eclisse, che espugna il campo del SanMartinoColle (reti di Salsa e Zanette) grazie alle marcature di SaneSpagnol e Bignu.

    Il Calcio San Fior travolge 4-2 il Postioma Porcellengo in un match pirotecnico: protagonista Concas con una doppietta, coadiuvato da Pasin e De Zan. Per gli ospiti non bastano le reti di Moro e Luison. In zona salvezza, prezioso successo dell’Altivolese Maser (2-1 sul Pedavena firmato De Pieri e Ganeo), mentre finiscono in parità le sfide tra Santa Lucia e Lentiai (Zanardo risponde a Reolon) e tra MonteValdo e Cisonese. In quest’ultima, la Cisonese assapora i tre punti con De Faveri, ma viene beffata al 50′ della ripresa dal guizzo di Vedova. Chiude il quadro lo 0-0 tra Asolo e Pederobba.

    Classifica 

    Fiori Barp Mas (40), Schiara (33), Fulgor Trevignano (30), Cisonese Mob. Callesella (29), Pederobba 2015 (27), Barbisano Eclisse (26), Calcio San Fior (26), SanMartinoColle (22), Altivolese Maser (21), Calcio Santa Lucia (19), Postioma Porcellengo (19), Lentiai Limana (17), Pedavena Calcio (17), MonteValdo (15), Castion BL (10), Asolo F.C. 1922 (6).

    SECONDA CATEGORIA

    Girone P

    Fratte Rondinelle – Albaredo Insieme 6-0; Mottinello Nuovo – Madonna Della Salute 0-1; Quinto di Treviso F.C. – Resana CSM 2010 1-0; Ramon 1980 – Calcio Contea 2-0; San Floriano Calcio – Zero Branco 1-3; Treville S. Andrea Calcio – Fanzolo 1-1; Union Riese S.P.V. – Sporting 88 0-0; Padernello – Castion 2-2. 


    Girone Q

    Calcio Cordignano – Vidor QdP 3-3; Campolongo – Orsago 0-2; Codognè – Arcade 2-2; Dinamis FC – Condor Treviso 0-3; Giavera Calcio – Susegana Calcio 1-1; Ponzano Calcio – Refrontolo Calcio 1-1; Union QdP – Godega 2-1; UnionGaia F.G. – Vittsangiacomo 0-3.

    Girone R


    Fulgor Farra – Calcio Ponte Nelle Alpi 1-3; Nogarè – Sospirolese 2-2; Calcio Sarmede – Itlas S. Giustina Serravalle 2-3; Auronzo – Agordina 2-2; Follinese – Comelico 3-3; Lamonese Calcio – Plavis 2021 0-0; San Michele Salsa – San Vittore 5-0; JM Feltre – Unione Cadore Domegge 6-1.

    TERZA CATEGORIA

    Girone unico 

    Parè Calcio 1975 – Mareno Gialloblu 0-2; Calcio San Fior Sq. B – Montegrappa 3-2; Uniongaia F.G. Sq. B – CS 71 1-3; Bessica – Altivolese Maser Sq. B 3-4; Union Feletto Vallata – Vittsangiacomo Sq. B 1-2; Crocetta 1920 Academy – Codognè Sq. B 2-0; Loria ha riposato.

    (Autore: Francesco Bruni)
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  • Alberto Trentini è libero: dopo 423 giorni di carcere in Venezuela è pronto al ritorno in Italia

    Alberto Trentini è libero: dopo 423 giorni di carcere in Venezuela è pronto al ritorno in Italia

    È finalmente libero Alberto Trentini. Dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela, il cooperante veneto è stato scarcerato ed è ora in sicurezza nell’Ambasciata d’Italia a Caracas, in attesa del rientro in patria. Una notizia che ha suscitato grande emozione a Venezia e in tutto il Veneto, dove da mesi si attendeva un esito positivo.

    “Ho accolto questa notizia con grande emozione. Finalmente Alberto è libero dopo mesi e mesi di angoscia. Esprimo sincera gratitudine al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e a tutte le autorità italiane che, a vario titolo, hanno lavorato con impegno e determinazione – il commento del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani che ha voluto rivolgere anche un pensiero ai genitori di Trentin, Armanda ed Ezio -. Hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l’abbraccio dell’intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare. Ora l’incubo è finito e attendiamo Alberto nella sua città”.

    “Una notizia meravigliosa che ci riempie il cuore di gioia: Alberto Trentini è finalmente libero. Dopo 423 giorni di prigionia può tornare a casa, tra l’affetto dei suoi cari e della sua comunità. È una giornata di festa per il Veneto e per l’Italia – è il commento del presidente del Consiglio regionale Luca Zaia – Un risultato importante reso possibile grazie al lavoro tenace e silenzioso del Governo italiano, della Farnesina, dell’intelligence e della nostra rete diplomatica. Un’azione discreta e determinante che ha saputo costruire, giorno dopo giorno, le condizioni per un esito positivo”.

    (Autore: Simone Masetto)
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  • Autostrade Alto Adriatico, pedaggi invariati (anche) nel 2026

    Autostrade Alto Adriatico, pedaggi invariati (anche) nel 2026

    “Autostrade Alto Adriatico è l’unica Concessionaria in Italia – insieme a Strade dei Parchi – a non aumentare il pedaggio nel 2026”. Lo rende noto lo stesso ente gestore di importanti arterie, tra le quali l’A28 e parte dell’A4.

    “E’ stata quindi accolta – prosegue AAA – la richiesta della Società che il 9 dicembre aveva inviato la lettera al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per ribadire l’intenzione di non richiedere alcun incremento tariffario dei pedaggi per il prossimo anno (2026 ndr) sulla propria rete di competenza. La decisione di non voler ottenere alcun aumento e di non vedere riconosciuta l’indennizzazione dell’inflazione, in controtendenza rispetto all’intero settore, è in linea con l’aggiornamento del Piano Economico Finanziario e Piano Finanziario Regolatorio della Società che prevede forti investimenti, pari a 1 miliardo e 895 milioni di euro per opere da eseguire nel periodo concessorio (fino al 2053), principalmente relativi agli interventi di completamento della terza corsia dell’autostrada A4, tra cui gli 870 milioni di euro di quadro economico per il tratto San Donà di Piave – Portogruaro, aggiudicati la scorsa estate.

    “Tale decisione assunta dalla Società – sottolinea il presidente, avvocato Marco Monaco – è anche una scelta precisa di favorire le realtà economico locali e gli stessi lavoratori e famiglie non gravandoli di ulteriori spese”.

    A tal proposito, Autostrade Alto Adriatico ricorda che “i pedaggi sulla rete di propria competenza sono invariati dal 2018, quando si verificò l’ultimo incremento contenuto pari all’1,88%”.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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  • Sostenibilità incompiuta: l’Italia ricicla ma non capitalizza

    Sostenibilità incompiuta: l’Italia ricicla ma non capitalizza

    L’Italia sa riciclare, e lo fa bene. Anzi, benissimo se guardiamo ai numeri: siamo tra i primi in Europa per capacità di recupero dei materiali, con filiere storiche come carta, vetro e metalli che raggiungono tassi superiori al settanta per cento. Eppure, dietro questa medaglia luccicante si nasconde un rovescio meno rassicurante. Il rapporto “L’Italia che Ricicla 2025”, presentato a Roma dalla sezione Unicircular di Assoambiente, racconta un Paese che eccelle nella tecnica ma arranca nella strategia, capace di trasformare i rifiuti in risorse ma incapace di costruire attorno a questa abilità un vero modello di sostenibilità industriale.

    Partiamo dai numeri, che sono impressionanti. Ogni anno l’Italia produce quasi 194 milioni di tonnellate di rifiuti. La gran parte, oltre 164 milioni, sono rifiuti speciali provenienti soprattutto dal settore delle costruzioni e demolizioni, dal trattamento dei rifiuti stessi e dalle attività manifatturiere. I rifiuti urbani, quelli che produciamo nelle nostre case, ammontano invece a circa 29 milioni di tonnellate, dominati dalla frazione organica, seguita da carta e cartone, plastica e vetro. La raccolta differenziata ha raggiunto il 66,6 per cento, un traguardo significativo che ci pone tra i virtuosi del continente.

    Ma cosa succede dopo che separiamo diligentemente i nostri rifiuti? Oltre la metà dei rifiuti urbani viene effettivamente riciclata, un quinto finisce negli impianti di recupero energetico e circa il sedici per cento prende ancora la strada della discarica. Per i rifiuti speciali le performance sono ancora migliori, con un tasso di riciclo che sfiora il 73 per cento. Numeri che farebbero invidia a molti partner europei e che testimoniano una cultura della sostenibilità ambientale ormai radicata nel tessuto produttivo del Paese.

    Il problema, però, è che questi risultati non si traducono in un vantaggio competitivo duraturo. L’Italia ricicla molto ma non ha ancora imparato a trasformare questa capacità in autonomia dalle importazioni di materie prime, in risparmio energetico strutturale, in un contributo sostanziale agli obiettivi climatici europei. Come ha sottolineato Paolo Barberi, presidente di Unicircular, il rischio concreto è che l’economia circolare resti un’etichetta da esibire piuttosto che un motore di sviluppo sostenibile.

    Le criticità più evidenti emergono in quattro settori strategici. La plastica vive una crisi profonda, schiacciata dalla concorrenza dei polimeri vergini che costano meno di quelli riciclati, da bollette energetiche pesanti e da un quadro normativo incerto. Il settore dell’edilizia presenta un paradosso emblematico: il tasso di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione supera l’ottanta per cento, ma gli aggregati riciclati restano accumulati nei piazzali perché nessuno li vuole. I capitolati degli appalti continuano a preferire materiali vergini e le normative cambiano da regione a regione, rendendo impossibile costruire un mercato nazionale. 

    Il tessile, in un Paese che è uno dei poli europei della moda, soffre di una raccolta ancora troppo scarsa per alimentare un’industria del riciclo competitiva. I rifiuti elettronici, i cosiddetti RAEE, vengono raccolti in quantità insufficienti, con la conseguenza che materiali preziosi e terre rare finiscono dispersi invece di tornare nel ciclo produttivo.

    Anche dove il sistema funziona, come nelle filiere della carta e del vetro, pesano i costi energetici elevati degli impianti e l’impatto del sistema europeo di scambio delle emissioni, che erode i margini delle imprese. Il tessuto industriale del riciclo italiano, infatti, è composto prevalentemente da micro e piccole aziende che operano con margini ridotti e sono esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde. Manca quella massa critica che permetterebbe di negoziare condizioni migliori e di investire in innovazione sostenibile.

    La via d’uscita, secondo il rapporto, passa attraverso quella che viene definita osmosi industriale: collaborazioni tra imprese, scambi di sottoprodotti, integrazione delle filiere. Ma soprattutto servono interventi di sistema come regole chiare e uniformi su tutto il territorio nazionale, una fiscalità che premi davvero chi investe nella circolarità, criteri efficaci per definire quando un rifiuto cessa di essere tale e diventa una risorsa, e una politica di acquisti pubblici che trascini il mercato dei materiali riciclati invece di ignorarlo.

    La posta in gioco va oltre l’ambiente. Il riciclo è diventato una questione di sicurezza delle risorse, di competitività industriale, di indipendenza strategica. In un mondo dove le materie prime scarseggiano e le catene di approvvigionamento si fanno sempre più fragili, saper recuperare e riutilizzare i materiali non è più solo una buona pratica ecologica ma una necessità economica. L’Italia ha le competenze e le tecnologie per giocare un ruolo da protagonista in questa partita. Quello che ancora manca è la visione per mettere insieme i pezzi e trasformare una somma di eccellenze locali in una strategia nazionale di sostenibilità.

    La transizione verso un’economia realmente circolare rappresenta anche una delle leve più efficaci per la decarbonizzazione del Paese. Riciclare significa ridurre le emissioni legate all’estrazione e alla lavorazione di materie prime vergini, abbattere i consumi energetici e diminuire la dipendenza da fornitori esteri. In questo senso, la sostenibilità ambientale e quella economica camminano insieme, e il riciclo diventa il punto di incontro tra esigenze ecologiche e interessi industriali.

    Il rapporto “L’Italia che Ricicla 2025” ci restituisce insomma l’immagine di un Paese a metà del guado. Da una parte risultati tecnici di primo livello, dall’altra un sistema che non riesce a valorizzarli pienamente. La sfida dei prossimi anni sarà colmare questo divario, trasformando i numeri del riciclo in valore economico, posti di lavoro e autonomia dalle importazioni. Perché riciclare bene non basta più: bisogna anche saper costruire, attorno al riciclo, un futuro davvero sostenibile.

    (Autore: Paola Peresin)
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  • L’influenza ha già colpito 624 mila veneti. “Incidenza in calo”

    L’influenza ha già colpito 624 mila veneti. “Incidenza in calo”

    Sono 624 mila i cittadini veneti già colpiti dall’influenza stagionale da ottobre a oggi, con 63 mila casi nell’ultima settimana monitorata. Sono stati segnalati al sistema nazionale di sorveglianza 25 casi gravi di influenza, ovvero di persone con infezione influenzale e ricovero in terapia intensiva con un quadro di grave insufficienza respiratoria. L’età media di questi casi è di 66 anni e quasi tutti presentavano patologie pregresse. I casi gravi si sono verificati quasi tutti nella seconda metà di dicembre.

    Lo evidenzia l’ultimo aggiornamento realizzato dalla Direzione Prevenzione della Regione Veneto rispetto all’andamento dell’influenza, in data 7 gennaio scorso.

    “Ciò premesso – riferisce la Direzione Prevenzione – nelle ultime settimane si sta osservando un calo di casi di influenza e di sindromi simil-influenzali territoriali, con 13,6 casi ogni mille residenti, rispetto al picco della settimana dal 15 al 21 dicembre, uno dei più alti da quanto è attiva la sorveglianza con 18,8 casi ogni mille residenti. Il calo è registrato per tutte le fasce di età. Tuttavia il dato necessita di essere interpretato con prudenza e di essere rivalutato nelle prossime settimane anche alla luce della ripresa delle attività – tra cui le scuole – dopo le festività, che potrebbe comportare un incremento della trasmissione virale con conseguente crescita della curva di incidenza”.

    Gli esperti della Regione evidenziano anche che “il monitoraggio degli accessi nei Pronto Soccorso rileva, dalla seconda metà di dicembre, un progressivo incremento degli accessi per sintomi respiratori. Tale incremento risulta tuttora in essere, con dati superiori all’atteso rispetto alle scorse stagioni, in quasi tutti i Pronto Soccorso monitorati”.

    Il monitoraggio condotto sugli accessi agli studi dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta, durante il periodo di festività riporta un dato parziale perché, come ogni anno, si registra una riduzione delle segnalazioni legata alla presenza di giornate festive e a una minore propensione della popolazione a rivolgersi ai propri medici curanti e quindi una minore segnalazione di casi. In questi giorni infatti molte persone sono state distanti da casa per le vacanze.

    Tra i virus stagionali circolanti, il virus influenzale di tipo A risulta il più diffuso e in particolare, come per il resto d’Italia, l’A(H3N2). La variante K, già segnalata in altri Paesi, è risultata prevalente. Seguono il rhinovirus (spesso causa di raffreddore), il virus respiratorio sinciziale (principale causa di bronchiolite nel neonato) e il Sars-CoV-2 (responsabile di COVID-19).

    Per ridurre l’impatto e la trasmissione dei virus stagionali è importante mantenere le misure di prevenzione comportamentali, ovvero lavarsi frequentemente le mani, aerare gli ambienti in cui soggiornano più persone, evitare ambienti affollati in presenza di sintomi respiratori, utilizzare la mascherina quando si frequentano persone che soffrono di malattie croniche, utilizzare la mascherina FFP2 in ambienti affollati in particolare se si soffre di malattie croniche (come cardiopatie, diabete mellito, neoplasie, broncopneumopatia cronica ostruttiva, trapiantati, malattie reumatologiche autoimmuni come ad esempio l’artrite reumatoide), evitare di esporre neonati e bambini molto piccoli a persone con sintomi respiratori acuti in corso.

    Per proteggersi da influenza e COVID-19 sono ancora disponibili gratuitamente le vaccinazioni che vanno fatte prioritariamente prima dell’inizio della stagione, ma possono essere fatte comunque anche durante il mese di gennaio. Per tutti i nuovi nati, nel periodo di circolazione del virus respiratorio sinciziale (ottobre-marzo), è inoltre disponibile un’immunizzazione specifica.

    È possibile avere maggiori informazioni e vaccinarsi per l’influenza gratuitamente dal proprio Medico curante o Pediatra, in Farmacia o nei Servizi vaccinali della propria Azienda ULSS. E’ possibile vaccinarsi in Farmacia solo se ci si è vaccinati almeno una volta negli anni precedenti.

    Attualmente sono quasi 900 mila le dosi di vaccino anti-influenza somministrate da ottobre in Veneto e quasi 19 mila dosi di anticorpo monoclonale contro il Virus Respiratorio Sinciziale nei neonati.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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  • Arance, protagoniste della ricerca

    Arance, protagoniste della ricerca

    Le arance sono gli agrumi più conosciuti e usati nell’alimentazione umana, quelle che portiamo normalmente sulle nostre tavole sono le arance dolci, da non confondere con le arance amare, e senza dimenticare le arance rosse di Sicilia, dalla caratteristica polpa di colore rosso rubino.

    Le arance sono considerate dei frutti benefici per la salute soprattutto per la loro ricchezza di Vitamina C che ci aiuterebbe nella prevenzione del raffreddore e dei malanni stagionali, rafforzando il sistema immunitario. Hanno delle proprietà anticancro che aiutano soprattutto a contrastare alcuni tipi di tumori che possono interessare la pelle, i polmoni, il seno, lo stomaco e il colon. Per il loro contenuto di potassio, le arance sono considerate benefiche per il cuore e la circolazione.

    Hanno proprietà antiossidanti, rinfrescanti e astringenti. La loro ricchezza di fibre aiuta ad alleviare la stitichezza e inoltre stimola l’apparato digerente per aiutarlo nell’eliminazione delle tossine. Le arance sono ricche di carotenoidi, delle sostanze che contribuiscono a proteggere gli occhi e la vista.

    Sono una fonte importante di vitamine e di sali minerali. Le arance con il loro contenuto di vitamina C contribuiscono a favorire l’assorbimento del ferro contenuto nei cibi vegetali. Si tenga presente che 100 grammi di arance forniscono al nostro organismo circa 53,2 mg di vitamina C, le cui dosi regolari, corrispondenti ad almeno un grammo assunto quotidianamente, hanno ridotto la durata media del raffreddore del 18% nei bambini e dell’8% negli adulti.

    Le arance, come tutti gli agrumi, sono un frutto poco calorico. Infatti 100 grammi di arance (parte edibile) apportano al nostro organismo soltanto circa 47 calorie. È stato riscontrato un particolare beneficio nelle arance rosse di Sicilia: per via di un particolare gene queste arance risultano utili per prevenire l’obesità e le malattie cardiache. Il merito è delle antocianine che proteggono il nostro Dna dallo stress ossidativo e dunque dai processi degenerativi e dall’invecchiamento precoce. Bere succo d’arancia con costanza contribuirebbe a migliorare le funzioni cognitive degli over 65. I ricercatori hanno valutato soprattutto il potere antiossidante di questi preziosi agrumi. I benefici riguarderebbero soprattutto il miglioramento delle funzionalità cerebrali e cognitive.

    Normalmente le arance non hanno particolari controindicazioni, ma potrebbero esserci casi di allergie, intolleranze, problemi di salute, assunzione di farmaci specifici o diete speciali da seguire per cui le arance potrebbero risultare sconsigliate.

    (Autore: Coldiretti, Campagna Amica. A cura di Giorgio e Cinzia Myriam Calabrese)
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  • Modi di dire: fare il giro delle sette chiese

    Modi di dire: fare il giro delle sette chiese

    A metà del Trecento un ignoto viandante si accasciò stremato alle porte di Tovena, minuscolo borgo della Marca Trevigiana ai piedi di Passo San Boldo. Il misterioso pellegrino narra la leggenda, prima di far perdere le proprie tracce consegnò agli abitanti del villaggio una preziosa reliquia: la testa di Santa Ottilia, vissuta in Alsazia fra il VII e l’VIII secolo, fondatrice e prima badessa dell’abbazia di Hohenbourg. Soltanto dopo una serie di preghiere, atti di penitenza e processioni i tovenesi riuscirono a traslare la reliquia dal luogo ove lo sconosciuto pellegrino l’aveva deposta alla parrocchia ove tuttora è venerata.

    Il pellegrinaggio, dal latino peregrinatio “viaggio in terra straniera”, è un fenomeno comune a molte confessioni religiose. Nel mondo cristiano iniziò a prendere piede nel IV secolo; da allora si moltiplicarono i pellegrini che per sciogliere un voto e rafforzare la propria fede affrontavano viaggi lunghissimi e pericolosi diretti verso le tombe degli apostoli, le catacombe, i santuari più famosi. Una pratica devozionale che, se da un lato fu foriera di straordinarie testimonianze di fede, dall’altro sollecitò fenomeni alquanto discutibili come la compravendita delle indulgenze o il mercato delle reliquie.

    Le destinazioni più ambite dai pellegrini erano Gerusalemme e Roma, autentici pilastri della cristianità; ed è proprio nella città eterna che si dipanava un itinerario noto già nell’Alto Medioevo e riproposto da San Filippo Neri nel Cinquecento. Il cosiddetto Giro delle Sette Chiese prevedeva la sosta in sette basiliche romane: San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo, Santa Croce in Gerusalemme, San Sebastiano. I pellegrini medievali, detti Romei, percorrevano i venti – venticinque chilometri del giro in uno o due giorni, recitando i sette salmi penitenziali, chiedendo perdono per i sette peccati capitali, riflettendo sulle sette opere di misericordia e invocando l’indulgenza divina.

    Con il passare dei secoli il pellegrinaggio, da severa pratica religiosa, assunse anche i contorni di allegra scampagnata durante la quale, oltre a pregare e meditare, si mangiava e beveva all’aria aperta accompagnati dal suono di trombettieri e fanfare.

    Il Giro delle Sette Chiese si svolge ancora oggi, di notte, nei mesi di maggio, settembre e nella settimana di Pasqua; un decreto pontificio emanato in occasione del Giubileo del 2000 prevede che anziché a San Sebastiano fuori le mura oggi si possa fare tappa alla Madonna del Divino Amore.

    La lunghezza del cammino, per alcuni interminabile, ha fatto sì che l’espressione “giro delle sette chiese” abbia assunto anche un significato palesemente laico, equivalente a “vagabondare senza meta” o “peregrinare alla ricerca di un interlocutore”. Vagare senza successo da un ufficio all’altro per ottenere un documento, cercare invano l’impiegato capace di risolvere il nostro problema, illudersi di trovare una persona sensibile e competente equivale, nel linguaggio quotidiano, a ingaggiare una impari lotta “contro i mulini a vento della burocrazia”. Una frustrazione ben nota a coloro che, dopo un inutile pellegrinaggio, fanno ritorno a casa senza aver combinato un fico secco pur avendo completato il “giro delle sette chiese”.

    Oggi i cammini sulle orme degli antichi pellegrini sono tornati di gran moda: accanto al celeberrimo pellegrinaggio a Santiago di Compostela o alla Via Francigena, chi lo desidera può cimentarsi nel cammino di San Tommaso, di Celestino, di Sant’Antonio o del Beato Claudio solo per citarne alcuni. Il rischio, tuttavia, è quello di privilegiare la performance sportiva e trascurare la componente spirituale, vera essenza del pellegrinaggio. Al riguardo, l’inglese San Riccardo di Chicester (1197 – 1253), patrono dei cocchieri, ammonisce: “Turista è chi passa senza carico né direzione. Camminatore chi ha preso lo zaino e marcia. Pellegrino chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario”.

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  • Consiglio regionale, domani le nomine nelle commissioni

    Consiglio regionale, domani le nomine nelle commissioni

    Sono convocate per domani, lunedì 12 gennaio, a Palazzo Ferro Fini a Venezia, le commissioni del nuovo Consiglio regionale, insediatosi definitivamente lo scorso mese dopo le elezioni del 23 e 24 novembre.

    In questa occasione, saranno decretate le nomine dei Presidenti, Vicepresidenti e Segretari – ai sensi dell’articolo 30 del Regolamento consiliare – delle sei commissioni regionali. Le riunioni si svolgeranno a partire dalle ore 9.30, fino alle 12.

    Le nomine riguarderanno tutte e sei le commissioni consiliari: dalla Prima, competente su politiche istituzionali, Unione europea, relazioni internazionali, bilancio e programmazione regionale, alla Seconda, che si occupa di territorio, infrastrutture, trasporti, lavori pubblici e ambiente. Coinvolte anche la Terza Commissione, dedicata a economia, agricoltura e politiche energetiche, la Quarta su valutazione delle politiche pubbliche e promozione della legalità, la Quinta sulle politiche sociosanitarie e la Sesta che segue istruzione, formazione, lavoro, cultura, turismo e sport.

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  • È crisi per i 2800 allevamenti di vacche da latte del Veneto

    È crisi per i 2800 allevamenti di vacche da latte del Veneto

    Il 2026 si apre con la crisi del settore lattiero-caseario in Veneto. Con una domanda di fondo: si tratta di un momento “di passaggio” o (scenario assolutamente non auspicabile) di una criticità strutturale

    Nei giorni scorsi alcune cooperative che gestiscono la compravendita del latte sono arrivate a chiedere agli allevamenti di produrne meno a motivo di una generale diminuzione della domanda. Con la diretta conseguenza che il prezzo riconosciuto agli allevatori stessi sta registrando un forte ribasso. Tanto che da gennaio, stante questa situazione, la produzione che supera la quota autorizzata verrà valorizzata, dalle cooperative ai produttori, a 27 centesimi al litro (quando il mero costo di produzione è di 50 centesimi al litro).

    “Il prezzo del latte dipende dall’andamento del mercato globale – sottolinea Cia Veneto – Stiamo vivendo un momento storico particolarmente delicato; è nell’interesse di tutta la filiera rientrare in tempi brevissimi da questo esubero di latte”.

    Per quanto riguarda i numeri, circa il 60% del latte prodotto dalle 2.800 aziende agricole del Veneto (per 130.000 capi complessivi) è contrattualizzato mediante le cooperative cui viene conferito. Il fatturato annuo regionale, invece, si attesta sui 600 milioni di euro.

    “La comunicazione che invita ad una minor produzione – spiega il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini – è un allarme che va ascoltato, in primo luogo dalle Istituzioni. Non sono i produttori a scegliere il prezzo; al contrario, lo subiscono”.

    Pesanti difficoltà pure per il latte spot, cioè il latte crudo (non ancora trasformato) che viene venduto sul mercato “a pronti”: senza contratti a lungo termine tra allevatori e industrie. Il relativo prezzo può cambiare spesso, come per l’appunto sta succedendo adesso.

    “Se sale significa che c’è un’alta domanda, mentre se scende – il caso di questo periodo – vi è abbondanza di latte e una minore richiesta”, precisa Cia Veneto. A tal proposito, va ricordato che a metà dicembre è stato raggiunto un accordo al tavolo fra il ministero dell’Agricoltura e le associazioni rappresentative del settore: a gennaio ai produttori verrebbero corrisposti, il condizionale a questo punto è d’obbligo, 54 centesimi al litro, a febbraio 53 centesimi, a marzo 52 centesimi.

    “A fronte di tale situazione, che potrebbe rendersi strutturale – prosegue Passarini – riteniamo strategico che il mondo politico intervenga con delle misure ad hoc. Occorre, infatti, venire incontro alle centinaia di allevamenti veneti che negli ultimi anni hanno investito ingenti risorse relativamente all’obiettivo del benessere animale, oltre che in termini di sanità e salubrità”.

    “Ritenere che basti un provvedimento per cancellare qualsivoglia difficoltà è soltanto un’illusione – chiarisce il direttore di Cia Veneto, Maurizio Antonini – Le previsioni per il mese in corso fanno presagire un ulteriore calo del prezzo spot, già oggi a livelli incompatibili con i costi di produzione. In pratica, gli allevatori stanno lavorando in perdita. Ma le loro attività non sono come delle fabbriche, dove è sufficiente premere un pulsante per fermare la linea”.

    “La situazione è seria. Ogni attore della filiera è tenuto a fare la propria parte per uscirne al più presto. Serve un fondo nazionale di emergenza da attivare in casi come questo”. Oltre al prezzo, conclude il direttore, “è necessario attuare politiche compatibili con la riduzione del latte prodotto”.

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  • Intervista a Sonia Brescacin: “Mi sento una ‘leghista mista’, il risultato elettorale un doppio successo”

    Intervista a Sonia Brescacin: “Mi sento una ‘leghista mista’, il risultato elettorale un doppio successo”

    9.500 preferenze alle ultime elezioni regionali con la leghista “mista”-  come si definisce – Sonia Brescacin che alla vigilia del primo consiglio regionale ha deciso di lasciare il gruppo della Lega e di entrare in quello Misto di cui è diventata poi presidente.

    La consigliera ribadisce però il proprio sostegno alla Lega soprattutto per onorare tutti i cittadini che hanno deciso di esprimerle la loro fiducia. 

    Consigliere Brescacin a distanza di quasi due mesi dalle elezioni, sente di aver metabolizzato il risultato elettorale e le scelte fatte dal Presidente Stefani?

    Per prima cosa permettimi di fare i migliori auguri di buon anno a tutti i vostri lettori. Detto questo credo che non ci fosse nulla da metabolizzare perché il risultato elettorale è stato un doppio successo, sia personale che per il mio partito, la Lega. 

    Ma perché allora, se parla di doppio successo, ha scelto di non restare nel gruppo consiliare del tuo partito?

    Come ho già avuto modo di dire, quando mi sono confrontata con il Presidente Stefani, ho sempre sottolineato due aspetti per me imprescindibili uno dall’altro: il primo era quello di garantire il rispetto degli elettori che mi hanno dato fiducia in questa maggioranza e il secondo era quello di continuare un mio personale percorso di crescita e di esperienza politico amministrativa.

    Avendo già avuto la possibilità di fare il consigliere e il presidente di commissione, ho valutato di poter crescere e di poter meglio rispondere al territorio che mi ha sostenuto facendo il presidente di un gruppo consiliare.

    La particolare congiuntura creatasi in consiglio ha fatto sì che mi si presentasse questa opportunità nel gruppo misto, che però, di fatto, oggi, altro non è che il terzo gruppo della Lega in consiglio regionale. 

    Quindi ribadisce la sua fedeltà al partito?

    Certamente, ma dirò di più, grazie all’esperienza maturata in tanti anni di attività amministrativa, prima in Comune e poi in Regione, sono convinta di poter portare un contributo di valore ancora maggiore in questo mandato amministrativo. 

    Qualcuno in Lega avrebbe voluto la sua espulsione dopo la scelta del gruppo misto. Come la vede?

    In tutta franchezza non ho mai avuto notizie di posizioni ufficiali di questo tipo, né dal segretario provinciale, né da quello regionale. Non ho mai preso le distanze dal partito e, come ho già avuto modo di asserire, anche rispetto allo statuto, senza scendere nel tecnicismo giuridico, non rappresento certo un caso di specie. 

    Sono e resto leghista e, al contempo, continuo un percorso di crescita senza tra l’altro precludere la medesima opportunità ai miei colleghi di partito. La particolare congiuntura della composizione di questo consiglio regionale ha fatto sì che il gruppo misto non fosse un’alternativa alla Lega, ma semplicemente una sua ulteriore espressione e devo dire che, settimana dopo settimana, anche i militanti hanno colto questa sottile sfumatura e hanno capito.

    A rafforzare il concetto anche il fatto che lo staff individuato a supporto gruppo misto è ad evidente trazione Lega.

    Si sente una epurata (dalla giunta) perché vista come troppo legata a Zaia?

    Non mi sento assolutamente una epurata. Il mio partito mi ha candidata, mi ha sostenuto in campagna elettorale e ha contribuito alla mia elezione, così come ha fatto per tutti gli ex assessori e per tutti i candidati.

    Trovo assolutamente normale che un un nuovo Presidente eletto abbia la volontà di intraprendere un nuovo percorso amministrativo, sarà poi il tempo a dire se i risultati saranno conformi alle aspettative. Oltre a questo, da rumors giornalistici, mi sembra che tutti gli ex assessori siano accreditati verso la presidenza di diverse commissioni.

    Posso comunque comprendere l’amarezza di qualche collega non eletto perché anche loro si sono spesi al massimo in tutti questi anni. Detto questo, credo che non si debba guardare indietro ma avanti, mettendo al centro i programmi e i cittadini, a prescindere dai ruoli dei singoli in Giunta o in Consiglio.

    Quali saranno i punti cardine della sua attività?

    Il punto centrale è e resterà il programma elettorale del Presidente Stefani. Un programma serio, ambizioso e innovativo. Il mio lavoro sarà focalizzato su Sanità, sociale e terzo settore, tutela dell’ambiente, valorizzazione delle attività economiche e produttive. 

    Parlando di sanità, ci sarà sicuramente un nuovo corso, anche pensando alle prossime scadenze degli incarichi dei direttori generali delle varie Ulss. 

    Premettendo che la sanità veneta è un’eccellenza a livello europeo, credo che si debba sempre cercare di alzare l’asticella. Detto questo, oggi siamo in un contesto particolare legato alla necessità di concludere i progetti avviati con i fondi del PNRR.

    Sicuramente i progetti potrebbero essere portati a termine da nuovi Direttori Generali, mi chiedo però se non possa essere valutata l’ipotesi di far portare a termine queste complesse progettualità che si rifanno a procedure estremamente delicate, agli attuali direttori generali consentendo loro di arrivare alla scadenza naturale del PNRR al 30 giugno prossimo. 

    Il Sociale, nella scorsa legislatura, è stato il suo cavallo di battaglia da Presidente della 5^ commissione; come intende agire ora che è stato nominato un assessore dedicato?

    L’assessore Paola Roma ha fatto un’importante esperienza come Presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss2, quindi conosce bene la materia. Se lo riterrà, potrò portare la mia esperienza, fatta di lavoro e concretezza, dando un contributo allo sviluppo dei nuovi provvedimenti espressi nel programma elettorale e al consolidamento dei processi esistenti. 

    Ha parlato anche di tutela dell’ambiente, un tema molto sentito dalla popolazione. 

    Sono da sempre convinta che la tutela dell’ambiente sia legata alla salute e alla sicurezza delle persone. La mia attività sarà  pertanto volta ad approfondire, da un lato, il tema dell’inquinamento elettromagnetico e, dall’altro, il tema del Piave e, più in generale, della sicurezza idrogeologica. Per entrambi i contesti, mi piacerebbe provare a trovare soluzioni innovative o alternative a quelle pensate fino ad oggi. 

    In questi giorni, tiene banco il Manifesto politico per Presidente Zaia. Che idea si è fatta in merito a quanto espresso da Zaia?

    Ringrazio di cuore per questa domanda perché mi dà modo di affrontare una questione politica che a mio modo di vedere va assolutamente approfondita con ragionamenti di livello. La Lega, negli anni, pur essendo nata come alternativa alla Democrazia Cristiana, ne ha, di fatto, soprattutto in Veneto, raccolto l’elettorato.

    Oltre a questo, il processo di nazionalizzazione del Partito, avviato anni fa dal segretario Salvini, ha ancora di più accentuato alcune caratteristiche: da un lato ha permesso di sviluppare il vero concetto di partito federale dando la possibilità a ciascun territorio di evidenziare le proprie caratteristiche e peculiarità; dall’altro ha contribuito a rendere la Lega un grande partito moderato e liberale di centro destra garantendo al contempo, al proprio interno, la libertà di espressione legata alle diverse sfumature politiche espresse ad esempio, da Zaia e da Vannacci. 

    E lei come si pone in questo contesto?

    Innanzitutto mi pongo confermando con convinzione la mia appartenenza alla Lega. In secondo luogo credo che sia davvero giunto il momento storico di superare la dicotomia tra amministrazione e politica perchè credo che, di fatto siano una complementare all’altra influenzandosi a  vicenda, pertanto non possono più essere viste come attività distinte.

    Credo quindi sia giunto il momento, anche in previsione della imminente stagione congressuale, di mettersi ulteriormente a disposizione e quindi , per quanto mi riguarda, di valutare attentamente la possibilità di candidarsi ad un ruolo attivo nel direttivo del mio partito. 

    Si sente una leghista Zaiana o Stefaniana?

    Oggi mi sento una “leghista mista”.

    (Autore: Simone Masetto)
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