Author: michael.travan

  • Piede schiacciato dall’autobus: incidente in via Lungo Sile Mattei

    Piede schiacciato dall’autobus: incidente in via Lungo Sile Mattei

    Incidente nel pomeriggio di oggi, intorno alle ore 15, in via Lungo Sile Mattei. Secondo quanto appreso una donna di 60 anni sarebbe rimasta urtata da un autobus all’altezza dell’intersezione tra ponte San Martino e via Lungo Sile Mattei.

    La dinamica dell’accaduto è attualmente al vaglio della Polizia locale, intervenuta sul posto per effettuare i rilievi. La donna è rimasta ferita e successivamente trasportata al pronto soccorso dall’ambulanza del Suem 118. 

    La donna avrebbe riportato lo schiacciamento del piede sotto la ruota del veicolo. Da una prima ricostruzione, l’autobus stava percorrendo corso del Popolo in direzione del Lungo Sile Mattei.

    Come ha fatto sapere l’azienda MOM in una nota, il conducente (attualmente in stato di shock) proveniva dalla corsia preferenziale di Corso del Popolo, in uscita dal centro storico, e stava svoltando a destra dopo il ponte S. Martino, imboccando Lungosile Mattei.

    “L’autista ha riferito di aver avuto la traiettoria libera, poiché il semaforo all’attraversamento pedonale segnava rosso; in quel frangente, la donna avrebbe comunque attraversato senza accorgersi dell’arrivo del mezzo – ha scritto MOM nella nota stampa – MOM si è messa a completa disposizione per fornire ogni elemento utile alle indagini, comprese eventuali riprese delle videocamere interne ed esterne al bus.

    “In questo momento, la nostra priorità è esprimere vicinanza e solidarietà alla donna coinvolta nell’incidente”, ha concluso.

    (Autore: Simone Masetto)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Lotta contro le dipendenze: rinnovata la collaborazione con gli Amici di San Patrignano

    Lotta contro le dipendenze: rinnovata la collaborazione con gli Amici di San Patrignano

    Si rinnova l’impegno delle amministrazioni di Cimadolmo, Codognè, Cordignano, Fontanelle, Godega, Mansuè, Mareno di Piave, Oderzo, Ormelle, Orsago, Ponte di Piave, Portobuffolè, Salgareda, San Fior, Vazzola e il capofila Gaiarine per dare un sostegno e fornire un punto di aiuto sul tema delle dipendenze, grazie ai volontari dell’Associazione Amici di San Patrignano di Treviso, che sono a disposizione per qualsiasi informazione su questo disagio che purtroppo persiste.

    I volontari possono essere contattati al numero 331 9399152 e all’indirizzo mail segreteria@comune.gaiarine.tv.it, oppure può essere contattata la pagina Facebook “Sportello San Patrignano”.

    “Una bella sinergia voluta dalle amministrazioni, un servizio completamente gratuito per dare una prima informazione a chi vuole saperne di più e tendere una mano a chi ne ha bisogno, con la convinzione che dalle dipendenze se ne può uscire – il commento del sindaco di GaiarineDiego Zanchetta – Il tutto, ovviamente, senza voler prevaricare i canali dell’Ulss, ma volendo essere da supporto”.

    (Autore: Arianna Ceschin)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Ruba una bici elettrica fuori dalla palestra: 18enne beccato

    Ruba una bici elettrica fuori dalla palestra: 18enne beccato

    Ha rubato una bicicletta elettrica del valore di oltre 4 mila euro parcheggiata fuori dalla palestra Code ma è stato beccato dalla Polizia di Stato. È quanto accaduto lunedì 5 gennaio in via Vasari a Treviso. 

    Autore del gesto un 18enne già noto alle forze dell’ordine con il ragazzo che dopo aver tolto il lucchetto si è dato alla fuga in sella alla bicicletta elettrica. Il tutto sotto gli occhi del proprietario e di altri testimoni che hanno immediatamente chiamato gli agenti della Polizia di Stato fornendo loro una descrizione dettagliata del giovane. 

    Le volanti hanno rintracciato il 18enne che nel frattempo era ritornato nella propria casa di Silea, dove vive assieme alla madre. All’arrivo degli agenti il ragazzo ha provato a nascondersi trovando anche la bicicletta elettrica rubata, occultata sul retro dell’abitazione.

    Alla luce degli elementi raccolti, il 18enne è stato arrestato per furto aggravato; la bici è stata restituita al legittimo proprietario. Il giovane è stato inoltre denunciato per la violazione del foglio di via emesso dal Questore di Treviso nel febbraio 2025.

    Questa mattina si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto, al termine della quale il Giudice per le indagini preliminari ha disposto nei suoi confronti la misura del divieto di dimora nel comune di Treviso.

    (Autore: Simone Masetto)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Calcolo Isee: novità dall’anno 2026

    Calcolo Isee: novità dall’anno 2026

    Al via le modifiche del calcolo dell’Isee relative alla casa di abitazione e alla scala di equivalenza e le nuove norme in materia di Dsu precompilata.

    L’art. 1, c. 208 della legge di Bilancio 2026 (L. 30.12.2025, n. 199) reca 2 modifiche alla disciplina del calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) del nucleo familiare; le modifiche sono poste con efficacia per alcuni degli istituti per i quali rileva l’Isee; il medesimo comma provvede altresì alla ridefinizione dei limiti di spesa o delle quantificazioni degli oneri finanziari inerenti agli istituti così interessati.

    Prima e seconda modifica – Una prima modifica concerne i termini di inclusione dell’eventuale abitazione di proprietà nel computo del suddetto indicatore della situazione patrimoniale; la modifica consiste nell’elevamento da 52.500 euro a 91.500 euro, nonché a 120.000 euro per i nuclei familiari residenti nei Comuni capoluogo delle aree delle città metropolitane, del limite del valore della suddetta abitazione escluso dal computo suddetto e nell’ulteriore incremento del medesimo limite, nella misura di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, mentre l’identica misura di ulteriore incremento è prevista, nella normativa finora vigente, per ogni figlio convivente successivo al secondo.

    Resta fermo che il valore immobiliare è determinato secondo una specifica disciplina e che, qualora esso superi il limite in oggetto, rientra nel computo soltanto una quota pari a 2/3 dell’importo eccedente.

    La seconda modifica, sempre con riferimento all’ambito di istituti richiamati dal c. 208, concerne il suddetto parametro della scala di equivalenza, per il quale vengono ridefinite nei seguenti termini le specifiche maggiorazioni relative alla presenza di figli nel nucleo familiare:

    – 0,1 in caso di nucleo con 2 figli;

    – 0,25 in caso di 3 figli;

    – 0,40 in caso di 4 figli;

    – 0,55 in caso di almeno 5 figli.

    Rispetto alla norma vigente, dunque, si introduce una maggiorazione specifica anche per il caso di nucleo con 2 figli e si incrementa nella misura di 0,5 ciascuna delle altre maggiorazioni specifiche in oggetto.

    Gli istituti per i quali si applicano le modifiche suddette sono: l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro; l’assegno unico e universale per i figli a carico; il buono per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido, pubblici e privati, e per le forme di supporto domiciliare per bambini aventi meno di 3 anni di età e affetti da gravi patologie croniche; l’assegno una tantum per ogni figlio nato o adottato.

    Dichiarazione sostitutiva unica – Il successivo c. 209 dell’art. 1 della legge di Bilancio 2026 reca integrazioni alla disciplina della modalità precompilata della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) relativa alla determinazione dell’Isee, precompilazione che, come nella disciplina già vigente, è a cura dell’Inps.

    Isee – Ricordiamo che l’Isee è costituito dal rapporto tra il parametro derivante dalla scala di equivalenza, relativa alla specifica composizione del nucleo familiare, e il valore Ise (indicatore della situazione economica) costituito, a sua volta, dalla somma del valore dell’indicatore della situazione reddituale e del venti per cento del valore dell’indicatore della situazione patrimoniale.

    (Autore: Sistema Ratio)
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  • Porta sfondata con una sedia: ladro messo in fuga dall’allarme 

    Porta sfondata con una sedia: ladro messo in fuga dall’allarme 

    Una sedia usata per sfondare la porta scorrevole automatica (che oggi si presenta con la serranda abbassata)  e poi la fuga non appena l’allarme ha iniziato a suonare: è quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica nel negozio La Spiga D’oro di viale della Repubblica a Treviso. 

    Non è la prima volta che il supermercato (con annesso bar) finisce nel mirino dei ladri.

    Nell’agosto del 2024 dopo un furto (quella volta andato a segno) gli agenti della Squadra Mobile della questura di Treviso avevano arrestato due uomini. 

    Ma la sera tra sabato e domenica, seppur ripreso dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza del negozio, ha deciso di non entrare neppure nell’attività una volta scattato l’allarme. Nell’immediatezza ad intervenire gli agenti delle volanti della vicina questura trevigiana senza però riuscire a rintracciare il responsabile.  

    Al momento il titolare non ha ancora sporto denuncia ma dovrebbe formalizzarla nelle prossime ore. 

    (Autore: Simone Masetto)
    (Foto: Simone Masetto)
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  • Finto venditore ambulante entra in un garage privato: messa a soqquadro un’auto

    Finto venditore ambulante entra in un garage privato: messa a soqquadro un’auto

    Un finto venditore ambulante di scope si è introdotto nel garage privato di un’abitazione e, una volta aperta una vettura lì parcheggiata, l’ha messa a soqquadro, chiaramente alla ricerca di qualcosa da rubare.

    Il fatto è accaduto sabato pomeriggio, nella zona di Vergoman, a Miane.

    Secondo una prima ricostruzione, l’uomo ha suonato alla porta di un’abitazione, fingendosi un venditore ambulante di scope.

    Una volta allontanato dai residenti dell’abitazione, è riuscito a introdursi all’interno del loro garage e lì ha aperto un’auto, mettendola a soqquadro.

    Fortunatamente i proprietari se ne sono accorti e, successivamente, hanno ritrovato le chiavi della macchina abbandonate in strada.

    Nel frattempo, il fatto è stato segnalato sui gruppi cittadini, considerato che non sarebbe la prima volta che si verifica un fatto simile.

    (Autore: Arianna Ceschin)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Colpo alla criminalità: arrestato ex della Mala del Brenta 

    Colpo alla criminalità: arrestato ex della Mala del Brenta 

    Un passato segnato da estorsioni, rapine e legami con la criminalità organizzata veneta. È partendo dal suo curriculum criminale che si arriva all’arresto avvenuto nella notte appena trascorsa di un pregiudicato 53enne, originario della provincia di Vicenza, ritenuto vicino alla cosiddetta Mala del Brenta.

    L’uomo è stato fermato intorno alle 3 del mattino dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Montebelluna, con il supporto del Reparto Operativo del Comando provinciale. Su di lui pendeva un ordine di esecuzione pena emesso dalla Procura generale della Corte d’Appello di Venezia: una condanna definitiva a tre anni e sei mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni e alle rapine, reati commessi tra il 2018 e il 2021 nelle province di Venezia, Verona e Padova.

    Il 53enne si era già sottratto alla cattura nell’ottobre 2025, rendendosi irreperibile subito dopo l’emissione del provvedimento restrittivo. Dopo mesi di ricerche era riuscito a trovare rifugio nel suo vecchio domicilio di Povegliano, dove è stato individuato al termine di una lunga e complessa attività info-investigativa condotta dai militari dell’Arma.

    Considerata la pericolosità del soggetto e il suo spessore criminale, per la fase esecutiva dell’arresto è stato necessario l’intervento di una squadra operativa del Gruppo di Intervento Speciale di Livorno, con il supporto tecnico del ROS di Padova.

    Il profilo dell’uomo è quello di un criminale di lungo corso. All’inizio degli anni Duemila era rimasto coinvolto in un conflitto a fuoco con i Carabinieri a Ferrara, durante il quale un militare era rimasto gravemente ferito. Più recentemente, nel 2021, un’articolata indagine del Reparto Anticrimine di Padova aveva accertato come, sfruttando il proprio carisma criminale, avesse riorganizzato e diretto un gruppo composto da storici fiancheggiatori o affiliati, rilanciando un’attività sistematica di estorsioni e rapine nel Nord Est.

    Al termine dell’operazione notturna, il 53enne è stato condotto in carcere, dove dovrà ora scontare la pena inflittagli dall’Autorità giudiziaria.

    (Autore: Simone Masetto)
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  • Chies insultato da un 41enne durante la manifestazione: “Servono strutture per curare queste persone”

    Chies insultato da un 41enne durante la manifestazione: “Servono strutture per curare queste persone”

    Il fatto si è verificato ieri, giornata di Epifania, a Conegliano, nel corso della “Camminata con la Befana”, manifestazione benefica, che ha avuto come punto di approdo il convento dei frati cappuccini.

    L’iniziativa ha visto un momento di tensione, a causa di un 41enne che ha inveito prima contro i presenti e, successivamente contro il sindaco della città, Fabio Chies, lamentando alcune problematiche legate alla propria condizione abitativa.

    L’atteggiamento dell’uomo ha richiesto prima l’intervento di Polizia locale e Polizia di Stato e, in un secondo tempo, un Tso in ospedale, come ha riferito lo stesso primo cittadino.

    “Conosco questa persona, che ricevo ogni mese in Comune: ha anche problemi di tossicodipendenza – la premessa fatta da Chies – Ha iniziato a insultare le persone presenti e, quindi, sono andato a parlarci”.

    “Queste persone, con simili problematiche, diventano anche violente quando sono in astinenza: non possono essere lasciate per strada, ma vanno curate in strutture apposite – ha spiegato – Sul posto sono prontamente arrivati gli agenti della Polizia di Stato e di Polizia locale. Gli è poi stato fatto un Tso in ospedale: mi sono interfacciato direttamente con il primario di Psichiatria”.

    “Ribadisco che non sono persone che possono essere lasciate per strada, perché diventano anche pericolose quando sono in astinenza. Pertanto, il mio è un appello che faccio all’Ulss, affinché vengano trovate delle strutture dove possano essere tenute e, soprattutto, curate”, ha concluso.

    (Autore: Arianna Ceschin)
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  • Accoglienza, chiuso il CAS. Lettera aperta del sindaco: “Quando restano solo le chiavi del Comune…”

    Accoglienza, chiuso il CAS. Lettera aperta del sindaco: “Quando restano solo le chiavi del Comune…”

    Una lunga e accorata lettera aperta. E’ quella scritta dal sindaco di Fonte, Matthew Sommadossi, per raccontare cosa voglia dire avere un CAS (Centro di accoglienza straordinaria) in un comune di 6mila abitanti come il suo.

    Dove, proprio lo scorso 31 dicembre, la struttura temporanea presente sul territorio, dedicata all’ospitalità dei richiedenti asilo, ha chiuso i battenti. “Quando restano solo le chiavi del Comune”: questo il “titolo” del documento di denuncia del primo cittadino di Fonte.

    “Ci sono giorni in cui amministrare un Comune significa firmare delibere, partecipare a riunioni, discutere di bilanci – esordisce Sommadossi – E poi ci sono giorni, sempre più frequenti, in cui amministrare significa aprire il bagagliaio dell’auto, caricare zaini, seggiolini, qualche borsa tenuta insieme alla meglio, e cercare una soluzione per una famiglia che, da un momento all’altro, non ha più una casa”.

    “Succede la sera. Succede nel fine settimana. Succede quando arrivano le telefonate dei Carabinieri, quando qualcuno segnala che c’è una madre con dei bambini in strada o una persona fragile che non può stare sola – prosegue il sindaco – In quei momenti non esistono circolari o rimpalli di competenze. Esiste una sola domanda: dove dormono stanotte. Questa non è un’eccezione. È diventata una routine”.

    “Scrivo da un Comune di circa 6.000 abitanti – sottolinea nella sua lettera aperta Sommadossi – Una comunità piccola, con risorse limitate, con un Servizio Sociale composto da poche persone che ogni giorno si occupano di anziani soli, famiglie fragili, minori in difficoltà, disabilità, povertà. Una comunità che, come tante altre, ha ospitato per anni un Centro di Accoglienza Straordinaria. Il CAS del nostro territorio ha ospitato 75 persone. Al 31 dicembre 2025 ha chiuso. Ma la chiusura non è stata un punto finale. È stata l’inizio di una pressione ancora più forte. Negli ultimi giorni dell’anno, mentre il CAS si avviava alla chiusura, alle porte del Comune si sono presentate persone che avevano cessato le misure di accoglienza: una madre con tre bambini, una mamma con una bambina piccola e in stato di gravidanza, un ragazzo con disabilità che non può vivere da solo. E questi sono stati solo gli ultimi casi”.

    E ancora. “Nell’ultimo anno e mezzo, prima ancora di quelli arrivati negli ultimi giorni dell’anno, il nostro Comune ha già dovuto gestire altri cinque casi complessi, sempre legati all’uscita dal CAS o alla cessazione delle misure di accoglienza. Vengono da noi non per scelta, ma perché la residenza anagrafica è qui. Vengono da noi perché la legge lo prevede. Ed è qui che nasce la frattura. Dal punto di vista giuridico è corretto. Dal punto di vista morale è comprensibile. Ma dal punto di vista etico e sistemico non lo è”.

    “Perché un piccolo Comune non può automaticamente diventare il punto di atterraggio di tutte le fragilità che il sistema non riesce più a gestire in modo strutturato – il pensiero del sindaco di Fonte – Negli ultimi anni l’Italia ha accolto centinaia di migliaia di persone. È un fenomeno complesso, che prescinde dalle opinioni personali e che ha richiesto, e continua a richiedere, uno sforzo collettivo. In questo contesto, molti Comuni si sono fatti carico dell’accoglienza ospitando i CAS, spesso in territori piccoli, talvolta osteggiati dalla popolazione, trasformando di fatto Sindaci e amministrazioni locali nei parafulmini di un sistema che scarica a valle le sue tensioni. È accaduto anche nel nostro caso, in un Comune di circa 6.000 abitanti, dove l’accoglienza è stata garantita nonostante le difficoltà e le responsabilità che ne sono derivate”.

    “A questo si aggiunge un altro elemento che merita di essere detto con chiarezza. I Comuni non vengono interpellati nella fase di apertura dei CAS, né coinvolti nelle scelte iniziali che li riguardano. Tuttavia, sono poi chiamati in causa pienamente nella gestione delle ricadute sul territorio: sociali, abitative, economiche, amministrative – spiega ancora Sommadossi – È una responsabilità che arriva dopo, ma che è totale. E che ricade su enti che non hanno avuto voce nella fase decisionale, ma che si trovano a dover rispondere, ogni giorno, ai bisogni concreti delle persone e alle legittime preoccupazioni delle comunità locali. Esiste un sistema di seconda accoglienza, il SAI, ma non sempre è in grado di intercettare o sostenere le fragilità più complesse. In un caso, a seguito del rifiuto di un progetto SAI, una madre e sua figlia sono state accompagnate in treno fino al nostro Municipio dal Comune sede del progetto, perché qui risultava l’ultima residenza. Con loro, anche la richiesta di rimborso del biglietto”.

    “Con la chiusura del CAS e con le cessazioni già disposte e quelle che continueranno nei prossimi mesi, il rischio è concreto: famiglie, minori e adulti vulnerabili ricadranno potenzialmente sui Servizi Sociali dei Comuni. E questo genera uno sbilanciamento profondo del welfare locale – sottolinea nel documento il sindaco – Nel corso del 2025, per pochi nuclei familiari, sono state sostenute spese per qualche centinaio di migliaia di euro, coperte con grande senso di responsabilità dalle istituzioni locali. Era necessario farlo. Era giusto intervenire. Una comunità mamma-bambino costa circa 90 euro al giorno per ciascun minore e 45 euro per il genitore. Progetti spesso lunghi e inevitabili, che assorbono risorse importanti. Risorse che, in un Comune piccolo e all’interno di un sistema di welfare locale e distrettuale, avrebbero potuto essere utilizzate anche in altri modi, per esempio per rafforzare servizi ordinari o abbassare le rette delle case di riposo. Non è una contrapposizione tra fragili. È una constatazione dolorosa”.

    “Quando il welfare locale viene costretto a lavorare solo sull’urgenza, perde equilibrio, andando contro un principio costituzionale di uguaglianza e imparzialità. E quando perde equilibrio, qualcuno resta inevitabilmente indietro – conclude il primo cittadino di Fonte – Le amministrazioni locali sono spesso le più capaci di trovare soluzioni, perché sono radicate nel territorio, lo conoscono, conoscono le persone e le reti informali. Ma proprio per questo non possono essere lasciate sole. Per questo non siamo rimasti fermi. Abbiamo scritto al Ministero dell’Interno, facendo squadra con gli altri Sindaci attraverso il Comitato e la Conferenza dei Sindaci dell’ULSS. La richiesta è chiara: servono fondi strutturali per la gestione delle fragilità che emergono all’uscita dai CAS e che ricadono sulle amministrazioni locali. Noi continueremo a fare la nostra parte. Troveremo una sistemazione per coloro che giuridicamente e moralmente abbiamo il dovere di assistere in quanto Comune. Come abbiamo sempre fatto”.

    “Ma ogni volta che un bambino si addormenta in macchina durante il tragitto verso un riparo di emergenza, ogni volta che una madre entra in Municipio senza sapere dove dormirà la sera, ogni volta che un Comune di 6.000 abitanti si trova da solo a reggere ciò che dovrebbe essere condiviso, qualcosa si è già rotto. Un sistema che funziona non costringe i territori a scegliere chi aiutare e chi no. Non mette in competizione le fragilità. Non scarica il peso su chi ha meno forza. Se questo accade, allora non è più accoglienza. È solo spostamento del problema”.

    (Autore: Alessandro Lanza)
    (Foto: Archivio Qdpnews.it)
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  • “Storie tra i fornelli”: Tartare di Manzo

    “Storie tra i fornelli”: Tartare di Manzo

    Dopo il tournedos di pesce spada alla Rossini, il percorso della rubrica prosegue naturalmente con i piatti di carne, mantenendo lo stesso filo conduttore fatto di tradizione, tecnica e rispetto della materia prima. Un passaggio che non segna una rottura, ma un’evoluzione coerente del racconto.

    La tartare di manzo è uno dei grandi classici della cucina francese e, più che una semplice preparazione, rappresenta un vero e proprio rito. Nasce infatti come piatto da preparare rigorosamente al tavolo, davanti al cliente, dove ogni gesto ha un peso preciso e ogni ingrediente viene dosato in funzione dell’equilibrio finale. È una cucina che mette al centro la relazione tra chi prepara e chi assaggia, senza filtri.

    Questo piatto entra nel percorso di Luca Bragato grazie agli anni trascorsi al Ca’ Gamba, un’esperienza fondamentale, in cui la cucina flambé e la preparazione al tavolo costituivano il fulcro dell’identità gastronomica del locale. È in quel contesto che la tartare diventa non solo una ricetta, ma un gesto appreso, affinato e interiorizzato, destinato a essere portato avanti nel tempo.

    Con l’approdo in enoteca, Luca sceglie di proporre nuovamente questo grande classico, adattandolo al contesto ma mantenendone intatta l’anima. Nasce così la Tartare alla “Borgo San Rocco”, una preparazione che conserva il rispetto per la ricetta storica, pur trovando una propria identità nel nome e nell’approccio.

    Oggi, al ristorante Abate Toaldo, quella stessa tartare continua a essere proposta seguendo l’impostazione originale. L’obiettivo resta invariato: preservare l’integrità del piatto, senza forzature né reinterpretazioni superflue. Il filetto di manzo viene lavorato con attenzione e condito con equilibrio, lasciando che ogni elemento contribuisca a valorizzare la materia prima senza mai sovrastarla.

    Portare avanti questa preparazione significa difendere una tradizione che non ha bisogno di essere aggiornata per restare attuale. Ricette come la tartare dimostrano come i grandi classici non passino di moda, ma anzi acquisiscano oggi un valore ancora più alto. Un lusso contemporaneo fatto di semplicità, precisione e rispetto, capace di attraversare il tempo senza perdere identità.

    (Autrice: Mihaela Condurache)
    (Foto e Video: Mihaela Condurache)
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