Author: michael.travan

  • Incidenti in Alemagna e Agordina, gravi due giovani

    Incidenti in Alemagna e Agordina, gravi due giovani

    Soccorsi mobilitati poco prima delle 4 di mattina di oggi domenica per un incidente stradale avvenuto sulla Strada regionale 203 Agordina, in territorio comunale di San Tomaso Agordino.

    Per cause in corso di accertamento da parte delle Forze dell’ordine, un 25enne bellunese è rimasto ferito in modo grave e ha avuto bisogno dell’intervento dei soccoritori.

    Partita da Alleghe, l’ambulanza del Suem 118 ha caricato a bordo il giovane paziente e lo ha trasportato – in codice giallo – all’ospedale di Agordo.

    Alcune ore prima, intorno alle 17 di ieri sabato, i sanitari erano intervenuti a Vallesina (Valle di Cadore) dove si era verificato un altro incidente su un’importante arteria di comunicazione, la Statale 51 di Alemagna: anche in questo caso il bilancio è di un ferito di giovane età: una 23enne bellunese che l’ambulanza ha portato in condizioni di media gravità all’ospedale di Pieve di Cadore.

    Tra ieri e oggi si registrano anche una mezza dozzina di interventi del Suem per infortuni sulle piste da sci bellunesi.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Mercoledì l’addio a Serena Zaia, le sue ultime parole: “Vivete e apprezzate ciò che avete”

    Mercoledì l’addio a Serena Zaia, le sue ultime parole: “Vivete e apprezzate ciò che avete”

    “E ricordati, io ci sarò…ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla…ma non nel linguaggio delle parole ma nel silenzio”.

    Aveva trasformato la sua battaglia contro la malattia, la stessa che se l’è portata via l’ultimo giorno del 2025, in una testimonianza coraggiosa e capace di dare forza anche alle altre persone. Si è spenta lo scorso 31 dicembre, all’età di 41 anni, Serena Zaia, che da quando ne aveva solo 26 lottava contro un carcinoma mammario metastatico, raccontando la sua difficile quotidianità nel suo blog “La vita addosso“, da cui poi aveva tratto anche l’omonimo libro.

    Cresciuta a Montebelluna, viveva ora a Nogarè di Crocetta del Montello, dove si era trasferita con il compagno Antonio Bragagnolo, sposato lo scorso 21 giugno. E con lui, proprio pochi giorni prima della fine, aveva voluto fare un viaggio speciale, raccogliendo tutte le forze che le erano rimaste: una crociera partita il 22 dicembre da Genova e che ha attraversato Napoli, Palermo e la Tunisia.

    Un viaggio, l’ultimo purtroppo, in mezzo a quel mare che lei adorava. Serena lascia il marito Antonio, la mamma Anna Maria, il papà Giorgio, la sorella Margherita, il suocero, i cognati, i nipoti Samuele, Camilla, Giosuè, Riccardo e i parenti tutti.

    L’addio alla 41enne verrà dato mercoledì prossimo, 7 gennaio, alle 11.00, nella chiesa parrocchiale di Biadene di Montebelluna. “I fiori più graditi saranno le offerte devolute al CRO di Aviano per la ricerca sui tumori femminili – la volontà di Serena e dei suoi cari – Un particolare ringraziamento al Dr. Perin Alessandro dell’Istituto Besta di Milano, alla Dr.ssa Da Ros Lucia  del CRO di Aviano, al SIAD per le amorevoli cure prestate”.

    Lei stessa, pochi giorni prima di andarsene, aveva di nuovo scritto sui social parole che, a leggerle ora, commuovono e suonano come un testamento.

    “Ormai l’oncologia medica del CRO di Aviano è ‘casa’ per me – gli ultimi pensieri di Serena – Non ho paura della morte, forse perché in questi anni sono riuscita ad apprezzare tanto la vita, ogni singolo respiro. Ora posso affermare con certezza quanto sia importante respirare. Io non mollo perché fa parte di me, perché ogni singolo istante lotto per la mia autonomia, ma quando il respiro arranca e ti sembra che il torace ‘scoppi’, non puoi fare assolutamente nulla se non stare immobile, proprio l’unica cosa che io non so fare. Non penso a cimiteri, funerali, lacrime e ospedali, penso alla vita che continuerà. Perché questo ho fatto finora: vivere con gli strumenti che la vita mi ha concesso! Non ho insegnamenti o frasi ad effetto, dico solo: vivete e basta, apprezzate ciò che avete nonostante tutto perché un giorno lo rimpiangerete”.

    (Autore: Alessandro Lanza)
    (Foto: Onoranze funebri D’Ambroso Denis)
    (Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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  • Museo Gypsotheca Antonio Canova, un 2025 d’oro: 70 mila visitatori

    Museo Gypsotheca Antonio Canova, un 2025 d’oro: 70 mila visitatori

    L’istituzione che custodisce l’eredità storica e artistica del più grande scultore del periodo neoclassico chiude l’anno con un segno fortemente positivo: nel 2025è stato visitato da quasi 70 mila visitatori, con un incremento del 17% rispetto al 2024, confermandosi come uno dei poli culturali più dinamici del Veneto e un punto di riferimento nazionale per gli studi canoviani.

    Il merito principale – secondo il museo stesso – è da ascrivere a “un ricco programma interdisciplinare di mostre, eventi, attività educative e iniziative speciali, che testimonia l’efficacia di un’offerta culturale ampia, accessibile e capace di parlare a pubblici differenti”.

    Il presidente di Fondazione Canova Massimo Zanetti e la direttrice del Museo Gypsotheca Moira Mascotto affermano: “La tutela e la valorizzazione del patrimonio canoviano rappresentano per l’istituzione che lo gestisce un impegno costante e condiviso, fondato sulla responsabilità di preservare un’eredità artistica unica e, al contempo, di renderla viva e partecipata. In questa prospettiva si collocano i progetti di ricerca, studio e divulgazione promossi, concepiti come autentiche occasioni di conoscenza e di crescita, personale e collettiva. Parallelamente, è stata posta al centro dell’azione l’attenzione alle persone, attraverso lo sviluppo di attività inclusive e di percorsi di welfare culturale capaci di rafforzare il legame tra il Museo e le comunità. I risultati raggiunti e i dati di partecipazione testimoniano il riconoscimento e la fiducia accordati dai visitatori”.

    Prosegue il sindaco di Possagno Valerio Favero: “I risultati raggiunti dal Museo Gypsotheca Antonio Canova nel 2025 sono motivo di grande orgoglio per tutta la nostra comunità. I numeri parlano chiaro: una crescita significativa dei visitatori e un’offerta culturale di altissimo livello confermano il Museo come un’eccellenza del territorio e un punto di riferimento nazionale e internazionale per gli studi canoviani. Desidero congratularmi con il Presidente, il Cda, il Direttore, lo staff, i curatori e tutti i partner coinvolti per la capacità di coniugare ricerca scientifica, qualità espositiva, inclusione e attenzione ai pubblici più diversi, dalle famiglie alle scuole. Il Museo dimostra come la cultura, quando è progettata con visione e competenza, possa essere motore di crescita, partecipazione e identità. Come Amministrazione continueremo a sostenere con convinzione questo percorso, certi che l’eredità di Antonio Canova rappresenti una risorsa viva e attuale per il futuro di Possagno”.

    Il programma si era aperto con il progetto Aurelio Amendola indaga Canova, sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito della Strategia Fotografia 2024, che aveva consentito l’acquisizione di sei opere fotografiche di Aurelio Amendola, andate ad arricchire il fondo dedicato alla fotografia d’artista. Parallelamente si è tenuto un ciclo di incontri pubblici per approfondire l’evoluzione della fotografia legata al patrimonio canoviano, che ha visto protagonista lo stesso Amendola e la collaborazione con la Fondazione Alinari per la Fotografia (FAF) e con il FAST di Treviso.

    Dal 23 marzo al 21 giugno 2025, il Museo ha ospitato la mostra Canova e la nascita della scultura moderna, curata da Elena Catra, che ha presentato al pubblico per la prima volta la Testa di Teseo (1783), fondamentale tassello per comprendere il passaggio di Canova ai modelli estetici del Neoclassicismo.

    Lo scorso 22 giugno si è inaugurata la rassegna dal titolo Carlo Scarpa e la Biennale. Opere e vetri dalla collezione Gemin, a cura di Mario Gemin e Orietta Lanzarini, che documenta il legame tra Carlo Scarpa e le arti nel contesto della Biennale di Venezia: un sodalizio di fondamentale importanza nella storia professionale dell’architetto, tale da orientare la sua ricerca progettuale e artistica. Grazie al positivo riscontro del pubblico e della critica, l’esposizione è stata prorogata fino al 2 giugno 2026.

    Giovedì 30 e venerdì 31 ottobre 2025, in occasione del 250° anniversario della nascita di Giovanni Battista Sartori, il convegno di studi Giovanni Battista Sartori e l’eredità di Canova ha riunito studiosi italiani e internazionali. L’iniziativa, sostenuta da cinque borse di studio destinate a giovani ricercatori, ha avviato un nuovo ciclo di approfondimenti dedicati alla figura del Maestro e ai contesti culturali canoviani. È stata questa l’occasione, grazie al sostegno di Chrysos s.p.a. per restaurare due opere dedicate a Sartori: il busto in gesso di Canova e il dipinto ad olio di Angelo Balestra.

    Grande attenzione è stata riservata anche quest’anno al pubblico delle scuole e delle famiglie, ambiti ormai centrali nella missione del Museo.

    Nel 2025 il Museo ha accolto 2.029 famiglie, 240 scuole per un totale di 6.138 alunni, che hanno partecipato a 156 esperienze laboratoriali. Incrementate anche le attività inclusive, con visite tattili, percorsi accessibili, esperienze con interpreti LIS e proposte di esplorazione sensoriale hanno ampliato il ventaglio dei pubblici raggiunti.

    Il 2025 ha visto inoltre una ricca stagione di appuntamenti: dalle visite guidate serali Alla luce di Psiche, agli spettacoli teatrali della rassegna Mythos in collaborazione con Tema Cultura; dalle attività familiari Famu e Avventure tra le pagine, agli eventi del Circuito Scarpiano, e ancora alla partecipazione alle principali iniziative nazionali come la Giornata del Contemporaneo e la Notte dei Musei.

    L’ampio calendario ha contribuito a rendere il Museo un luogo vivo, aperto, capace di accogliere e coinvolgere un pubblico eterogeneo e intergenerazionale.

    Il Museo Gypsotheca Antonio Canova si prepara ora al 2026 con progetti espositivi, attività interdisciplinari e programmi di valorizzazione che proseguiranno nell’anno appena trascorso: consolidare la dimensione internazionale della ricerca, ampliare l’accessibilità e coinvolgere sempre più pubblici nella scoperta dell’eredità viva e attuale del grande Scultore.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: Lino Zanesco)
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  • La città piange Renato Bellio, storico capo giardiniere del Comune

    La città piange Renato Bellio, storico capo giardiniere del Comune

    Treviso dice addio a Renato Bellio, scomparso il 1° gennaio. Originario di Santa Bona, Bellio ha dedicato gran parte della sua vita professionale alla cura del verde pubblico, lavorando per molti anni come addetto ai giardini e ricoprendo successivamente il ruolo di capo giardiniere del Comune di Treviso.

    Una figura conosciuta e stimata all’interno dell’amministrazione comunale, apprezzata per la competenza, la passione e l’attenzione con cui ha contribuito a mantenere e valorizzare i parchi e gli spazi verdi della città. Il suo impegno era stato riconosciuto anche dall’allora sindaco Giancarlo Gentilini, che lo aveva premiato per la professionalità e la dedizione dimostrate nel corso degli anni.

    Nel ricordarlo, l’attuale primo cittadino ha voluto sottolineare il valore umano e professionale di Bellio: “Renato è stato un uomo che ha saputo prendersi cura della nostra città con rispetto e dedizione, non solo dei luoghi ma anche delle persone che li vivono. Il suo lavoro e il suo esempio restano parte del patrimonio umano del Comune di Treviso”.

    Bellio viene ricordato come una persona discreta e rispettosa, profondamente legata alla sua città e al servizio pubblico, capace di lasciare un segno silenzioso ma duraturo nel tessuto urbano e umano di Treviso.

    A nome dell’amministrazione comunale, il sindaco Conte ha espresso il più sincero cordoglio, rivolgendo un abbraccio affettuoso alla moglie Anna Rosa e ai figli Federica, Alessandro e Valentina.

    (Autore: Simone Masetto)
    (Foto: Città di Treviso)
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  • Pratiche sleali nella vendita agricola: controlli e sanzioni

    Pratiche sleali nella vendita agricola: controlli e sanzioni

    Rafforzati i controlli sulle pratiche commerciali scorrette nella filiera agroalimentare, con sanzioni più incisive a tutela dei produttori. Restano però zone d’ombra interpretative che creano incertezza applicativa per imprese e operatori.

    La vendita dei prodotti agricoli è sempre più al centro dell’attenzione delle autorità di controllo a seguito dell’entrata a regime della normativa sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. L’obiettivo è garantire rapporti contrattuali equi tra produttori, trasformatori e distributori, contrastando comportamenti che, nel tempo, hanno inciso negativamente sulla sostenibilità economica delle aziende agricole, soprattutto quelle di minori dimensioni.

    Il quadro normativo, recependo la direttiva europea sulle pratiche sleali, individua una serie di condotte vietate, tra cui i ritardi nei pagamenti oltre i termini previsti, le modifiche unilaterali dei contratti, la richiesta di contributi non giustificati per promozioni o servizi e la vendita sottocosto non concordata. Su questi aspetti si è intensificata l’attività di vigilanza, affidata in particolare all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), con l’avvio di controlli mirati lungo tutta la filiera.

    Le sanzioni previste sono rilevanti e proporzionate alla gravità delle violazioni e al fatturato dell’operatore coinvolto. In caso di accertamento, possono arrivare a importi significativi, accompagnati dall’ordine di cessazione della pratica scorretta e, nei casi più gravi, dalla pubblicazione del provvedimento sanzionatorio. Un impianto repressivo che punta a rafforzare il potere contrattuale dei produttori agricoli e a riequilibrare rapporti spesso sbilanciati.

    Accanto al rafforzamento dei controlli, tuttavia, emergono criticità interpretative che generano incertezza tra gli operatori. In particolare, mancano chiarimenti ufficiali su alcuni concetti chiave, come la definizione di “prezzo manifestamente inferiore ai costi di produzione”, l’individuazione puntuale dei servizi accessori legittimamente fatturabili e i confini tra promozioni consentite e pratiche vietate. Dubbi applicativi riguardano anche la forma e il contenuto dei contratti di cessione, soprattutto nei rapporti continuativi e nelle filiere caratterizzate da forte stagionalità.

    Le organizzazioni di categoria e i professionisti che assistono le imprese agricole segnalano la necessità di linee guida operative che aiutino a prevenire il rischio di contestazioni e sanzioni. In assenza di indicazioni univoche, infatti, il pericolo è quello di un’applicazione disomogenea della normativa, con interpretazioni differenti a seconda dei casi e dei territori.

    Il tema assume particolare rilevanza per le aziende agricole chiamate a rivedere le proprie strategie commerciali e contrattuali, investendo in maggiore formalizzazione dei rapporti e in una puntuale tracciabilità delle condizioni di vendita. In questo contesto, il ruolo della consulenza tecnica e giuridica diventa centrale per adeguarsi alle regole e tutelare la redditività aziendale.

    Il contrasto alle pratiche sleali rappresenta dunque un passaggio fondamentale per la tutela del valore del lavoro agricolo. Affinché il sistema funzioni in modo efficace ed equilibrato sarà però indispensabile affiancare ai controlli e alle sanzioni un chiarimento interpretativo che offra certezze operative a tutta la filiera.

    (Autore: Paolo Lacchini – Sistema Ratio)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Angelus, Papa Leone saluta i pellegrini di Postioma – Porcellengo

    Angelus, Papa Leone saluta i pellegrini di Postioma – Porcellengo

    Un nuovo “contatto” tra Papa Leone XIV e la Diocesi di Treviso.

    Nel corso dell’odierno Angelus, il primo domenicale del 2026, il pontefice ha salutato, tra i vari pellegrini presenti in piazza San Pietro per ascoltare le sue parole, anche “le famiglie e gli operatori pastorali di Postioma – Porcellengo”.

    A fine 2025, Papa Prevost aveva ricevuto in Vaticano, nel corso di un commovente incontro, una delegazione del Carcere di Santa Bona a Treviso, accompagnata dal vescovo diocesano monsignor Michele Tomasi.

    “Carissimi, continuiamo ad avere fede nel Dio della pace: preghiamo e siamo solidali con le popolazioni che soffrono a causa delle guerre. Auguro a tutti una buona domenica!”: così Papa Leone ha concluso il post Angelus, dopo aver espresso “la mia vicinanza a quanti sono nel dolore a causa della tragedia avvenuta a Crans-Montana in Svizzera. Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari” e spiegato di seguire “con animo colmo di preoccupazione gli sviluppi della situazione in Venezuela. Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica. Per questo prego e vi invito a pregare, affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna di Coromoto e dei Santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles”.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Lotteria Italia verso i 10 milioni di biglietti venduti. Martedì l’estrazione

    Lotteria Italia verso i 10 milioni di biglietti venduti. Martedì l’estrazione

    Con l’avvicinarsi dell’estrazione del 6 gennaio, entra nella fase decisiva la Lotteria Italia 2025, uno degli appuntamenti più attesi dai giocatori. Mancano ormai due giorni alla chiusura della vendita dei biglietti e all’estrazione finale.

    E’ un’edizione che viaggia con il vento in poppa quella della Lotteria Italia 2025: erano 15 anni che non si registrava un numero così elevato di biglietti venduti. Secondo i dati pubblicati da Agimeg, nell’edizione di quest’anno sono stati venduti circa 9,6 milioni di tagliandi. Un aumento importante delle vendite, che avrà ripercussioni positive anche sul numero dei premi.

    Nell’edizione 2022-2023 della Lotteria Italia, a fronte di 6 milioni di biglietti venduti, ci furono, divisi in tre categorie, 195 premi. L’anno successivo, con 6,7 milioni di tagliandi distribuiti, furono 210 i premi. Nell’edizione 2024-2025, la vendita salì a ben 8,6 milioni.

    Visto il consistente aumento delle vendite, le categorie di premi diventarono 4 e precisamente:

    • per la prima categoria 5 premi milionari da 5 milioni, 2,5 milioni, 2 milioni, 1,5 milioni e 1 milione
    • 25 i premi di seconda categoria da 100.000 euro ciascuno
    • per la terza categoria 50 premi da 50.000 euro
    • i premi di quarta categoria furono 200 da 20.000 euro

    Lo scorso anno ci furono quindi 280 premi. Nell’edizione di quest’anno la vendita dei biglietti è aumentata del 10%. Sarà quindi molto probabile che ci sarà un ulteriore aumento dei premi totali. Secondo le stime di Agimeg, quest’anno potrebbero esserci almeno 300 premi oppure, ipotesi meno probabile, potrebbe aumentare la consistenza dei premi. Ricordiamo che in questa edizione è stato introdotto un Premio Speciale da 300 mila euro.

    biglietti cartacei resteranno in vendita fino alle ore 20.30 del 6 gennaio, giorno stesso dell’estrazione finale. Diversa, invece, la tempistica per il canale digitale: la vendita online si chiuderà alle ore 8 di domani 5 gennaio. Dopo queste date non sarà più possibile acquistare biglietti, né partecipare all’estrazione. Proprio per questo, come avviene ogni anno nel periodo delle festività, è consigliabile non attendere gli ultimi momenti, quando nei punti vendita più frequentati possono verificarsi code o indisponibilità.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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  • Melagrana, il rosso che fa bene al nostro corpo

    Melagrana, il rosso che fa bene al nostro corpo

    La melagrana è il frutto del melograno (Punica granatum), un piccolo albero che appartiene alla famiglia delle Punicacee. Il frutto giunge a maturazione tra ottobre e novembre, a seconda delle varietà e dei luoghi di crescita.

    Succosa, asprigna e antiossidante, la melagrana rinforza il sistema immunitario e apporta un carico di fitoestrogeni, composti vegetali simili agli estrogeni prodotti dal corpo, che sono utili per dare sollievo ai disturbi legati alla menopausa, ma hanno anche un effetto antiossidante, che rallenta l’invecchiamento e previene arterosclerosi. Non solo, è un concentrato di bellezza e di proprietà benefiche, ideale per fare il pieno di salute. Le qualità della melagrana sono straordinarie, sia sgranata e mangiata semplicemente con un po’ di limone, sia sorseggiata sotto forma di succo.

    Proprio per il significato simbolico del rosso, la sua presenza è irrinunciabile anche a tavola. Molti piatti delle feste prevedono la presenza del rosso di melagrana: colora le insalate, nei risotti è piacevole agli occhi e al palato, nei secondi piatti come per esempio la tacchinella alla melagrana, rafforza e sostiene la parte proteica. Talvolta come frutta di colore rosso, per punteggiare il fine pasto, classicamente si presentano fragole e frutti di bosco ma in maniera un po’ forzata perché fuori stagione.

    Come tutti i frutti che contengono molti semi è considerato un “porta buono”, per questo è rappresentato nelle cornucopie portafortuna, insieme a spighe e uva. La pianta è originaria del Medio Oriente (Iran Caucaso). I latini lo chiamavano malum punicum ossia melo fenicio. Il frutto è una bacca che si chiama balausta e ciò che noi mangiamo, in effetti, sono i semi, ospitati nei loculi formati dal sottile endocarpo.

    Il rosso dei frutti, anche della melagrana, indica la ricca presenza di antocianine, di tannini che hanno proprietà astringenti, di polifenoli sostanze dal forte potere antiossidante. Tutte queste sostanze sono salutari perché protettive e preventive le malattie metaboliche e l’insorgenza dei tumori. Queste concorrono anche a ridurre i radicali liberi, ovvero ciò che si forma a causa dell’ossidazione che determina l’invecchiamento, il nemico da tenere a bada. A contrastare lo stress ossidativo concorre anche l’acido ellagico contenuto nella melagrana: è anche utile per contrastare l’ipercolesterolemia e l’arteriosclerosi.

    I flavonoidi presenti svolgono una buona azione protettiva nei confronti dell’apparato circolatorio, cioè cuore, arterie e vene, perché vaso protettrici e antitrombotici, hanno inoltre proprietà antinfiammatorie e antiallergiche. Buono anche come succo. La melagrana è un frutto poco calorico. Non si deve dunque preoccupare chi segue una dieta con restrizioni da questo punto di vista. Un frutto di melograno fornisce 75 calorie e 100 grammi di melagrana contengono circa 65 calorie. Si tratta inoltre di una fonte di vitamina, soprattutto di vitamina E, vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. In autunno il suo contenuto di preziose vitamine ci aiuta a prevenire i malanni di stagione e a rafforzare l’organismo. Il melagrano contiene anche sali minerali importanti come il manganese, il potassio, lo zinco, il rame e il fosforo.

    La composizione di questo prezioso frutto si completa con acqua, zuccheri e fibre. La sua ricchezza d’acqua e il suo contenuto di potassio lo rendono un alimento utile per depurare l’organismo e per stimolare la diuresi. Inoltre il melograno è benefico per il sistema immunitario, ci aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e ad abbassare la pressione sanguigna soprattutto quando il suo innalzamento è dovuto a cause alimentari.

    (A cura di Giorgio e Cinzia Myriam Calabrese)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • “Giovani Ambasciatori del Dono”: Aido protagonista con gli studenti del Giorgione

    “Giovani Ambasciatori del Dono”: Aido protagonista con gli studenti del Giorgione

    Bilancio più che positivo per il progetto regionale “Giovani Ambasciatori del Dono per una società civile più responsabile” che ha coinvolto ragazzi e ragazze di diversi istituti scolastici del Veneto in un percorso di educazione alla solidarietà, all’altruismo e alla cultura della donazione. Tra i protagonisti dell’iniziativa, AIDO Provinciale Treviso grazie agli studenti e alle studentesse del Liceo Giorgione di Castelfranco, che hanno preso parte al progetto. Nei giorni scorsi la delegazione trevigiana ha partecipato alla festa conclusiva dei Giovani Ambasciatori del Dono al liceo Quadri di Vicenza. Tra i presenti all’evento, anche il professor Franco De Vincenzis, dirigente scolastico del liceo castellano.

    Commenta Patrizia Maschi, consigliera provinciale AIDO Treviso e referente del Progetto Scuola nella Marca: «La giornata conclusiva è stata particolarmente emozionante: i ragazzi hanno presentato numerosi progetti e illustrato i lavori realizzati nel corso dell’anno per raccontare AIDO e il valore del dono ai loro coetanei, utilizzando linguaggi innovativi, la forza comunicativa delle nuove tecnologie, ma anche lo scambio di idee basato sul confronto diretto, sul passaparola, sulla condivisione di esperienze preziose per mondo giovanile».

    Gli studenti hanno aderito attivamente all’intero percorso formativo e, al termine dell’esperienza, hanno ricevuto il prestigioso attestato di “Ambasciatori del Dono”, simbolo concreto del loro impegno e del ruolo che ora rivestono come promotori della cultura della donazione.

    Evidenzia Angelino Tronchin, presidente AIDO Provinciale Treviso: «Il progetto “Giovani Ambasciatori del Dono” di AIDO Veneto si conferma un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, scuola e associazionismo, capace di coinvolgere i giovani e renderli ambasciatori consapevoli di un messaggio di solidarietà e responsabilità sociale. Come AIDO Provinciale di Treviso, abbiamo collaborato con entusiasmo e siamo grati a tutti gli studenti, ai docenti, ai volontari e alle associazioni coinvolte perché, unendo le forze, abbiamo realizzato insieme un percorso di grande valore educativo e umano».

    Il progetto, finanziato dalla Regione del Veneto con risorse statali, si conferma un’importante azione di sensibilizzazione rivolta alle giovani generazioni, chiamate a diventare protagoniste attive di un cambiamento culturale fondato sulla responsabilità civile, l’altruismo, l’attenzione al prossimo.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: Aido provinciale Treviso)
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  • Modi di dire: far venire il latte alle ginocchia

    Modi di dire: far venire il latte alle ginocchia

    La burlina, dicevano i contadini e i malghesi, è una vacca che non strapazza l’erba sui pascoli, che mangia in modo regolare senza saltare qua e là come la svitt; e poi, non essendo pesante, non rompe la cotica con le unghie e l’erba se la va a cercare anche in posti dove le altre vacche non vanno”. Con queste parole, tratte dal romanzo “Le stagioni di Giacomo”, Mario Rigoni Stern descrive l’avversione delle genti dell’Altopiano di Asiago al progetto autarchico che puntava a rimpiazzare la storica vacca Burlina con i bovini svizzeri più produttivi.

    Razza veneta autoctona, secondo alcuni introdotta dai Cimbri provenienti dall’attuale Danimarca, per altri giunta nei domini della Serenissima dal Caucaso attraverso i Balcani, la Burlina sino agli anni Trenta era la vacca da latte più diffusa negli alpeggi dei Sette Comuni, del Monte Grappa, dei Colli Berici, dei Monti Lessini e di alcuni pascoli delle Prealpi trevigiane.

    Salvata dall’estinzione grazie alla caparbietà di pochi, lungimiranti allevatori, questa specie rustica, riconoscibile per il mantello bianco e nero e la candida macchia a forma di stella sulla fronte, oggi è fortunatamente tutelata da specifiche norme; dal suo latte si ottengono prodotti caseari di grande pregio, come l’Allevo di Burlina, il Bastardo del Grappa e il Morlacco (o Burlacco), un formaggio celebrato addirittura da Goethe, D’Annunzio e Hemingway.

    Se la quantità di latte ricavata dalla singola mungitura delle vacche burline è inferiore a quella di altre razze, la Binda, Pezzata degli Altipiani, Bassanese, Balzana, Sboccalona o Sengiarola (tutti sinonimi di Burlina) vanta una carriera produttiva più longeva.

    Oggi gli allevatori sono aiutati dalla tecnologia, ma prima dell’avvento delle mungitrici meccaniche occorrevano metodo, esperienza e soprattutto tanta, tanta pazienza. Seduto su un basso sgabello con il secchio stretto fra le gambe, il malgaro stimolava le mammelle delle vacche sino a svuotarle; mentre il tempo trascorreva, il livello del latte nel contenitore cresceva lentamente avvicinandosi all’altezza delle ginocchia. Da qui, probabilmente, è nata l’espressione “far venire il latte alle ginocchia” nel senso di annoiare, infastidire, sottrarre tempo prezioso. L’oratore prolisso, l’interminabile coda allo sportello, le sbarre del passaggio a livello che non si sollevano, la prolungata attesa di un ritardatario sono tutte circostanze che provocano il lento, ma inesorabile accumulo di latte all’altezza delle rotule.

    Secondo una seconda interpretazione, meno nota della precedente, la curiosa locuzione potrebbe avere a che fare anziché con la mungitura del bestiame, con l’eviscerazione degli animali, in particolare dei pesci. Questi ultimi spesso custodiscono nel ventre le sacche spermatiche colme di lattume: ciò potrebbe aver indotto qualcuno a utilizzare l’immagine del pescivendolo concentrato nella tediosa pulizia del pescato come metafora per dipingere la noia, l’impazienza, la perdita di tempo.

    Annoiarsi, secondo alcuni, è un privilegio riservato a coloro che hanno poco da fare e non sono afflitti da grandi preoccupazioni. Per altri, la noia è un chiaro sintomo di stoltezza, superficialità, ottusità. Numerosi letterati non esitano a condannare senza appello sia chi si lamenta per l’uggia, sia chi la provoca: Giacomo Leopardi afferma che “la noia è la più sterile delle passioni umane”; anche lo scrittore francese Victor Hugo, autore del capolavoro “I miserabili”, in materia di tedio è lapidario: “Si può immaginare qualcosa di più terribile di un inferno di sofferenza, ed è un inferno di noia”.

    Una seconda ipotesi

    C’è un’altra teoria: lactes (al solo plurale femminile) in latino significava visceri, e per l’esattezza l’intestino tenue soprattutto degli animali. Per esempio: il murenarum lactes era la sostanza molle e lattiginosa che si trovava nelle interiora della murena. Chissà che l’immagine dei visceri che si srotolano e ricadono allungandosi fino alle ginocchia, per stanchezza o esasperazione, non abbia in qualche modo influenzato questo modo di dire così colorato?

    • Noia e fastidio: Indica una profonda noia, insofferenza, frustrazione o stanchezza causata da qualcosa di tedioso, prolisso o che va molto lentamente.
    • Esempio: “Quel film è così lento, mi fa venire il latte alle ginocchia”. 

    Origine

    • Mungitura manuale: L’espressione deriva dal lavoro agricolo della mungitura delle mucche a mano, dove il mungitore doveva tenere il secchio tra le gambe e aspettare pazientemente che il latte riempisse il secchio fino all’altezza delle ginocchia, un’operazione lunga e monotona. 

    Altre teorie (meno accreditate)

    • Etimologia latina: Alcuni suggeriscono un’origine dal latino lactes (budella/visceri), immaginando le interiora che si srotolano per la noia, ma la teoria della mungitura è la più accreditata e diffusa, secondo RomaTodayVirgilioFacebook, Libreriamo, Zanichelli e Virgilio Sapere

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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