Category: Veneto

  • Trovato il corpo senza vita di Simone Dal Bon

    Trovato il corpo senza vita di Simone Dal Bon

    È stato trovato intorno alle 13.30 di oggi domenica il corpo senza vita di Simone Dal Bon, il 42enne di Schio (Vicenza) del quale non si avevano notizie dal 27 dicembre scorso. Le ricerche si erano spostate dall’ambiente urbano in montagna a partire da ieri sabato, dopo il ritrovamento della sua auto parcheggiata a Pian delle Fugazze, fra Trentino e Veneto.

    Il suo corpo è stato trovato in un canale innevato sotto Punta Favella, sul versante veneto del gruppo del Pasubio. La dinamica dell’incidente è in fase di analisi da parte delle autorità competenti: è possibile che sia stata fatale una scivolata di oltre 150 metri lungo un vaio innevato e ghiacciato.

    Il ritrovamento è avvenuto grazie all’avvistamento di alcune tracce di ciaspole da parte di una squadra di terra del Soccorso Alpino e Speleologico, tracce che a un certo punto sparivano. Un successivo sorvolo dell’elicottero ha permesso di individuare dall’alto il corpo senza vita dell’uomo in un canale sottostante, in un ambiente molto impervio difficilmente raggiungibile a piedi.

    Dopo il nulla osta delle autorità, la salma è stata recuperata dall’elicottero dei Vigili del Fuoco di Mestre con personale del Soccorso Alpino a bordo, perché gli elicotteri di Trento erano occupati in altri interventi, e consegnata al carro funebre in attesa sul piazzale del Rifugio Balasso.

    Le operazioni di recupero, rese complicate dall’ambiente particolarmente impervio, e di identificazione della salma si sono concluse dopo le 16.30.

    Si chiude dunque col peggiore degli esiti una operazione di ricerca che ha visto coinvolti il Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e Veneto, con le Stazioni Vallagarina, Riva del Garda, Schio, Arsiero e Recoaro – Valdagno, il Gruppo tecnico Ricerca del Soccorso Alpino, le unità cinofile del Soccorso Alpino e i cani molecolari della Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe, i droni dei Vigili del Fuoco permanenti e del Soccorso Alpino Veneto, i Vigili del Fuoco volontari di Vallarsa e Mori, la Guardia di Finanza, i Carabinieri di Vallarsa, di Valli del Pasubio e Schio, l’elicottero del nucleo elicotteri della Provincia Autonoma di Trento e di Mestre, gli Psicologi per i Popoli. Si ringrazia tutte e tutti per la collaborazione.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: Soccorso Alpino Veneto)
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  • Spid, Poste Italiane introduce il canone annuo

    Spid, Poste Italiane introduce il canone annuo

    Pian piano, gli italiani stanno prendendo confidenza con lo Spid, strumento che assegna ai suoi titolari un’”identità digitale” sempre più richiesta per effettuare varie operazioni.

    Uno dei principali provider di Spid, Poste Italiane, ha deciso unilateralmente – come riportano numerose testate giornalistiche – di introdurre per i propri clienti un canone annuale, come già fanno altri provider.

    La cifra non sarebbe di quelle che fanno sobbalzare sulla sedia (6 euro annui iva inclusa a partire dal rinnovo) ma rappresenterebbe comunque una novità per chi ha ottenuto uno Spid dalle Poste, anche pagando all’attivazione 10 euro una tantum.

    Sono comunque previste esenzioni, e anche la possibilità di sciogliere il contratto senza penali. Ulteriori informazioni possono essere richieste direttamente a Poste Italiane.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Lotteria Italia verso i 10 milioni di biglietti venduti. Martedì l’estrazione

    Lotteria Italia verso i 10 milioni di biglietti venduti. Martedì l’estrazione

    Con l’avvicinarsi dell’estrazione del 6 gennaio, entra nella fase decisiva la Lotteria Italia 2025, uno degli appuntamenti più attesi dai giocatori. Mancano ormai due giorni alla chiusura della vendita dei biglietti e all’estrazione finale.

    E’ un’edizione che viaggia con il vento in poppa quella della Lotteria Italia 2025: erano 15 anni che non si registrava un numero così elevato di biglietti venduti. Secondo i dati pubblicati da Agimeg, nell’edizione di quest’anno sono stati venduti circa 9,6 milioni di tagliandi. Un aumento importante delle vendite, che avrà ripercussioni positive anche sul numero dei premi.

    Nell’edizione 2022-2023 della Lotteria Italia, a fronte di 6 milioni di biglietti venduti, ci furono, divisi in tre categorie, 195 premi. L’anno successivo, con 6,7 milioni di tagliandi distribuiti, furono 210 i premi. Nell’edizione 2024-2025, la vendita salì a ben 8,6 milioni.

    Visto il consistente aumento delle vendite, le categorie di premi diventarono 4 e precisamente:

    • per la prima categoria 5 premi milionari da 5 milioni, 2,5 milioni, 2 milioni, 1,5 milioni e 1 milione
    • 25 i premi di seconda categoria da 100.000 euro ciascuno
    • per la terza categoria 50 premi da 50.000 euro
    • i premi di quarta categoria furono 200 da 20.000 euro

    Lo scorso anno ci furono quindi 280 premi. Nell’edizione di quest’anno la vendita dei biglietti è aumentata del 10%. Sarà quindi molto probabile che ci sarà un ulteriore aumento dei premi totali. Secondo le stime di Agimeg, quest’anno potrebbero esserci almeno 300 premi oppure, ipotesi meno probabile, potrebbe aumentare la consistenza dei premi. Ricordiamo che in questa edizione è stato introdotto un Premio Speciale da 300 mila euro.

    biglietti cartacei resteranno in vendita fino alle ore 20.30 del 6 gennaio, giorno stesso dell’estrazione finale. Diversa, invece, la tempistica per il canale digitale: la vendita online si chiuderà alle ore 8 di domani 5 gennaio. Dopo queste date non sarà più possibile acquistare biglietti, né partecipare all’estrazione. Proprio per questo, come avviene ogni anno nel periodo delle festività, è consigliabile non attendere gli ultimi momenti, quando nei punti vendita più frequentati possono verificarsi code o indisponibilità.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • Melagrana, il rosso che fa bene al nostro corpo

    Melagrana, il rosso che fa bene al nostro corpo

    La melagrana è il frutto del melograno (Punica granatum), un piccolo albero che appartiene alla famiglia delle Punicacee. Il frutto giunge a maturazione tra ottobre e novembre, a seconda delle varietà e dei luoghi di crescita.

    Succosa, asprigna e antiossidante, la melagrana rinforza il sistema immunitario e apporta un carico di fitoestrogeni, composti vegetali simili agli estrogeni prodotti dal corpo, che sono utili per dare sollievo ai disturbi legati alla menopausa, ma hanno anche un effetto antiossidante, che rallenta l’invecchiamento e previene arterosclerosi. Non solo, è un concentrato di bellezza e di proprietà benefiche, ideale per fare il pieno di salute. Le qualità della melagrana sono straordinarie, sia sgranata e mangiata semplicemente con un po’ di limone, sia sorseggiata sotto forma di succo.

    Proprio per il significato simbolico del rosso, la sua presenza è irrinunciabile anche a tavola. Molti piatti delle feste prevedono la presenza del rosso di melagrana: colora le insalate, nei risotti è piacevole agli occhi e al palato, nei secondi piatti come per esempio la tacchinella alla melagrana, rafforza e sostiene la parte proteica. Talvolta come frutta di colore rosso, per punteggiare il fine pasto, classicamente si presentano fragole e frutti di bosco ma in maniera un po’ forzata perché fuori stagione.

    Come tutti i frutti che contengono molti semi è considerato un “porta buono”, per questo è rappresentato nelle cornucopie portafortuna, insieme a spighe e uva. La pianta è originaria del Medio Oriente (Iran Caucaso). I latini lo chiamavano malum punicum ossia melo fenicio. Il frutto è una bacca che si chiama balausta e ciò che noi mangiamo, in effetti, sono i semi, ospitati nei loculi formati dal sottile endocarpo.

    Il rosso dei frutti, anche della melagrana, indica la ricca presenza di antocianine, di tannini che hanno proprietà astringenti, di polifenoli sostanze dal forte potere antiossidante. Tutte queste sostanze sono salutari perché protettive e preventive le malattie metaboliche e l’insorgenza dei tumori. Queste concorrono anche a ridurre i radicali liberi, ovvero ciò che si forma a causa dell’ossidazione che determina l’invecchiamento, il nemico da tenere a bada. A contrastare lo stress ossidativo concorre anche l’acido ellagico contenuto nella melagrana: è anche utile per contrastare l’ipercolesterolemia e l’arteriosclerosi.

    I flavonoidi presenti svolgono una buona azione protettiva nei confronti dell’apparato circolatorio, cioè cuore, arterie e vene, perché vaso protettrici e antitrombotici, hanno inoltre proprietà antinfiammatorie e antiallergiche. Buono anche come succo. La melagrana è un frutto poco calorico. Non si deve dunque preoccupare chi segue una dieta con restrizioni da questo punto di vista. Un frutto di melograno fornisce 75 calorie e 100 grammi di melagrana contengono circa 65 calorie. Si tratta inoltre di una fonte di vitamina, soprattutto di vitamina E, vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. In autunno il suo contenuto di preziose vitamine ci aiuta a prevenire i malanni di stagione e a rafforzare l’organismo. Il melagrano contiene anche sali minerali importanti come il manganese, il potassio, lo zinco, il rame e il fosforo.

    La composizione di questo prezioso frutto si completa con acqua, zuccheri e fibre. La sua ricchezza d’acqua e il suo contenuto di potassio lo rendono un alimento utile per depurare l’organismo e per stimolare la diuresi. Inoltre il melograno è benefico per il sistema immunitario, ci aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e ad abbassare la pressione sanguigna soprattutto quando il suo innalzamento è dovuto a cause alimentari.

    (A cura di Giorgio e Cinzia Myriam Calabrese)
    (Foto: archivio Qdpnews.it)
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  • “Giovani Ambasciatori del Dono”: Aido protagonista con gli studenti del Giorgione

    “Giovani Ambasciatori del Dono”: Aido protagonista con gli studenti del Giorgione

    Bilancio più che positivo per il progetto regionale “Giovani Ambasciatori del Dono per una società civile più responsabile” che ha coinvolto ragazzi e ragazze di diversi istituti scolastici del Veneto in un percorso di educazione alla solidarietà, all’altruismo e alla cultura della donazione. Tra i protagonisti dell’iniziativa, AIDO Provinciale Treviso grazie agli studenti e alle studentesse del Liceo Giorgione di Castelfranco, che hanno preso parte al progetto. Nei giorni scorsi la delegazione trevigiana ha partecipato alla festa conclusiva dei Giovani Ambasciatori del Dono al liceo Quadri di Vicenza. Tra i presenti all’evento, anche il professor Franco De Vincenzis, dirigente scolastico del liceo castellano.

    Commenta Patrizia Maschi, consigliera provinciale AIDO Treviso e referente del Progetto Scuola nella Marca: «La giornata conclusiva è stata particolarmente emozionante: i ragazzi hanno presentato numerosi progetti e illustrato i lavori realizzati nel corso dell’anno per raccontare AIDO e il valore del dono ai loro coetanei, utilizzando linguaggi innovativi, la forza comunicativa delle nuove tecnologie, ma anche lo scambio di idee basato sul confronto diretto, sul passaparola, sulla condivisione di esperienze preziose per mondo giovanile».

    Gli studenti hanno aderito attivamente all’intero percorso formativo e, al termine dell’esperienza, hanno ricevuto il prestigioso attestato di “Ambasciatori del Dono”, simbolo concreto del loro impegno e del ruolo che ora rivestono come promotori della cultura della donazione.

    Evidenzia Angelino Tronchin, presidente AIDO Provinciale Treviso: «Il progetto “Giovani Ambasciatori del Dono” di AIDO Veneto si conferma un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, scuola e associazionismo, capace di coinvolgere i giovani e renderli ambasciatori consapevoli di un messaggio di solidarietà e responsabilità sociale. Come AIDO Provinciale di Treviso, abbiamo collaborato con entusiasmo e siamo grati a tutti gli studenti, ai docenti, ai volontari e alle associazioni coinvolte perché, unendo le forze, abbiamo realizzato insieme un percorso di grande valore educativo e umano».

    Il progetto, finanziato dalla Regione del Veneto con risorse statali, si conferma un’importante azione di sensibilizzazione rivolta alle giovani generazioni, chiamate a diventare protagoniste attive di un cambiamento culturale fondato sulla responsabilità civile, l’altruismo, l’attenzione al prossimo.

    (Autore: Redazione di Qdpnews.it)
    (Foto: Aido provinciale Treviso)
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  • Modi di dire: far venire il latte alle ginocchia

    Modi di dire: far venire il latte alle ginocchia

    La burlina, dicevano i contadini e i malghesi, è una vacca che non strapazza l’erba sui pascoli, che mangia in modo regolare senza saltare qua e là come la svitt; e poi, non essendo pesante, non rompe la cotica con le unghie e l’erba se la va a cercare anche in posti dove le altre vacche non vanno”. Con queste parole, tratte dal romanzo “Le stagioni di Giacomo”, Mario Rigoni Stern descrive l’avversione delle genti dell’Altopiano di Asiago al progetto autarchico che puntava a rimpiazzare la storica vacca Burlina con i bovini svizzeri più produttivi.

    Razza veneta autoctona, secondo alcuni introdotta dai Cimbri provenienti dall’attuale Danimarca, per altri giunta nei domini della Serenissima dal Caucaso attraverso i Balcani, la Burlina sino agli anni Trenta era la vacca da latte più diffusa negli alpeggi dei Sette Comuni, del Monte Grappa, dei Colli Berici, dei Monti Lessini e di alcuni pascoli delle Prealpi trevigiane.

    Salvata dall’estinzione grazie alla caparbietà di pochi, lungimiranti allevatori, questa specie rustica, riconoscibile per il mantello bianco e nero e la candida macchia a forma di stella sulla fronte, oggi è fortunatamente tutelata da specifiche norme; dal suo latte si ottengono prodotti caseari di grande pregio, come l’Allevo di Burlina, il Bastardo del Grappa e il Morlacco (o Burlacco), un formaggio celebrato addirittura da Goethe, D’Annunzio e Hemingway.

    Se la quantità di latte ricavata dalla singola mungitura delle vacche burline è inferiore a quella di altre razze, la Binda, Pezzata degli Altipiani, Bassanese, Balzana, Sboccalona o Sengiarola (tutti sinonimi di Burlina) vanta una carriera produttiva più longeva.

    Oggi gli allevatori sono aiutati dalla tecnologia, ma prima dell’avvento delle mungitrici meccaniche occorrevano metodo, esperienza e soprattutto tanta, tanta pazienza. Seduto su un basso sgabello con il secchio stretto fra le gambe, il malgaro stimolava le mammelle delle vacche sino a svuotarle; mentre il tempo trascorreva, il livello del latte nel contenitore cresceva lentamente avvicinandosi all’altezza delle ginocchia. Da qui, probabilmente, è nata l’espressione “far venire il latte alle ginocchia” nel senso di annoiare, infastidire, sottrarre tempo prezioso. L’oratore prolisso, l’interminabile coda allo sportello, le sbarre del passaggio a livello che non si sollevano, la prolungata attesa di un ritardatario sono tutte circostanze che provocano il lento, ma inesorabile accumulo di latte all’altezza delle rotule.

    Secondo una seconda interpretazione, meno nota della precedente, la curiosa locuzione potrebbe avere a che fare anziché con la mungitura del bestiame, con l’eviscerazione degli animali, in particolare dei pesci. Questi ultimi spesso custodiscono nel ventre le sacche spermatiche colme di lattume: ciò potrebbe aver indotto qualcuno a utilizzare l’immagine del pescivendolo concentrato nella tediosa pulizia del pescato come metafora per dipingere la noia, l’impazienza, la perdita di tempo.

    Annoiarsi, secondo alcuni, è un privilegio riservato a coloro che hanno poco da fare e non sono afflitti da grandi preoccupazioni. Per altri, la noia è un chiaro sintomo di stoltezza, superficialità, ottusità. Numerosi letterati non esitano a condannare senza appello sia chi si lamenta per l’uggia, sia chi la provoca: Giacomo Leopardi afferma che “la noia è la più sterile delle passioni umane”; anche lo scrittore francese Victor Hugo, autore del capolavoro “I miserabili”, in materia di tedio è lapidario: “Si può immaginare qualcosa di più terribile di un inferno di sofferenza, ed è un inferno di noia”.

    Una seconda ipotesi

    C’è un’altra teoria: lactes (al solo plurale femminile) in latino significava visceri, e per l’esattezza l’intestino tenue soprattutto degli animali. Per esempio: il murenarum lactes era la sostanza molle e lattiginosa che si trovava nelle interiora della murena. Chissà che l’immagine dei visceri che si srotolano e ricadono allungandosi fino alle ginocchia, per stanchezza o esasperazione, non abbia in qualche modo influenzato questo modo di dire così colorato?

    • Noia e fastidio: Indica una profonda noia, insofferenza, frustrazione o stanchezza causata da qualcosa di tedioso, prolisso o che va molto lentamente.
    • Esempio: “Quel film è così lento, mi fa venire il latte alle ginocchia”. 

    Origine

    • Mungitura manuale: L’espressione deriva dal lavoro agricolo della mungitura delle mucche a mano, dove il mungitore doveva tenere il secchio tra le gambe e aspettare pazientemente che il latte riempisse il secchio fino all’altezza delle ginocchia, un’operazione lunga e monotona. 

    Altre teorie (meno accreditate)

    • Etimologia latina: Alcuni suggeriscono un’origine dal latino lactes (budella/visceri), immaginando le interiora che si srotolano per la noia, ma la teoria della mungitura è la più accreditata e diffusa, secondo RomaTodayVirgilioFacebook, Libreriamo, Zanichelli e Virgilio Sapere

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  • Incidente con principio d’incendio in A4: un ferito. Autostrada chiusa

    Incidente con principio d’incendio in A4: un ferito. Autostrada chiusa

    Intervento dei Vigili del fuoco intorno alle 17.00 di oggi pomeriggio, sabato, per un incidente stradale autonomo, con principio d’incendio, di un’auto alimentata a GPL sull’autostrada A4, nel tratto compreso tra San Stino di Livenza e Portogruaro, in direzione Trieste.

    Nel sinistro è rimasta ferita una persona, estratta dal mezzo dai Vigili del fuoco del distaccamento di Portogruaro, in collaborazione con il personale del SUEM 118 di Oderzo. L’autovettura GPL è stata poi messa in sicurezza.

    L’autostrada A4 è stata chiusa temporaneamente al traffico per consentire le operazioni di soccorso. Sul posto la Polizia stradale per la gestione della viabilità e un carro attrezzi privato per la rimozione del mezzo.

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    (Foto: Vigili del fuoco)
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  • Lotta alla droga, Stefani: “Creata una rete contro le nuove sostanze”

    Lotta alla droga, Stefani: “Creata una rete contro le nuove sostanze”

    La Giunta regionale del Veneto accelera le iniziative di lotta alla droga e, in particolare, di contrasto alla diffusione delle nuove sostanze psicoattive. Nei giorni scorsi è stata deliberata la creazione di una specifica rete regionale per la quale è previsto un finanziamento di oltre 200 mila euro.

    In coerenza con il Piano Triennale Dipendenze 2024-2026, la “Rete regionale per l’individuazione precoce delle sostanze NPS” prenderà corpo, a livello sperimentale, dalla fresca approvazione dello schema dell’accordo di 24 mesi (prorogabile) con il Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri che erogherà il finanziamento a favore della Regione. Questa provvederà a un cofinanziamento (7.500 euro) per la valorizzazione di risorse umane, beni e servizi di strutture del Servizio sanitario regionale.

    “Le forme di dipendenza cambiano ed è necessario aggiornare gli strumenti per contrastarle – sottolinea il neo governatore Alberto Stefani -. Oggi diamo un segnale in questa direzione, creando un fondo per intervenire contro le nuove sostanze stupefacenti che circolano a danno della salute pubblica e a minaccia di cittadini e famiglie. La rete che si delinea dallo schema dell’accordo è in grado di dialogare con quella nazionale di rilevamento NEWS-D: consentirà di individuare precocemente le sostanze che rappresentano un rischio con la loro diffusione, monitorare l’assunzione e il consumo, prevenendo così fenomeni di abuso o intossicazione, grazie a un sistema di allerta rapido basato su scambi informativi e analisi dei dati”.

    “Guardare al sociale significa anche interessarsi delle forme di disagio e delle cause che ne sono all’origine – aggiunge Stefani -. La prevenzione contro le dipendenze è fondamentale: passa per una sorveglianza epidemiologica in tempo reale che è strategica insieme al rafforzamento della formazione continua delle centinaia di professionisti sociosanitari coinvolti. Questi sono tra gli obiettivi principali del provvedimento, che consideriamo un investimento e non una spesa”.

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  • Venezuela, Zaia: “Sostenere ogni sforzo per il rilascio di Alberto Trentini”. E Stefani chiama Tajani

    Venezuela, Zaia: “Sostenere ogni sforzo per il rilascio di Alberto Trentini”. E Stefani chiama Tajani

    “Le notizie che giungono dal Venezuela in queste ore rappresentano uno snodo di particolare delicatezza. Come istituzione regionale, sentiamo il dovere di esprimere vicinanza alla comunità venezuelana residente in Veneto e di rivolgere un pensiero ai molti veneti e italiani che vivono in Venezuela, spesso legati da storie familiari e migrazioni che affondano le radici nel secondo dopoguerra.”

    Così il Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, interviene a seguito dell’operazione militare condotta dagli Stati Uniti, che ha colpito siti strategici e istituzionali in Venezuela, portando – secondo quanto comunicato dal Presidente Donald Trump – alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores.

    “Il Veneto è terra di legami profondi – sottolinea Zaia – e non possiamo restare indifferenti davanti all’apprensione vissuta da chi oggi teme per la sicurezza dei propri cari in Venezuela o per il futuro della propria comunità. Nelle nostre città e nelle nostre province vivono molti cittadini venezuelani, da tempo integrati in professioni e percorsi di vita diversi, ma uniti da un denominatore comune: una perfetta integrazione in Veneto e, al tempo stesso, un legame autentico e profondo con la loro terra d’origine. Secondo i dati sono 1.115 i cittadini venezuelani residenti in Veneto, a cui si aggiunge una presenza più ampia di oriundi venezuelani e famiglie miste che negli anni hanno contribuito alla crescita sociale, culturale e produttiva del nostro territorio. A tutti loro rivolgo un pensiero e la più alta vicinanza istituzionale”.

    Il Presidente ha voluto dedicare un passaggio specifico alla vicenda di Alberto Trentini, cittadino veneto detenuto da mesi in Venezuela.

    “Alla luce di questi nuovi scenari, ci uniamo all’appello perché si compiano tutti i passi necessari per garantire una soluzione positiva del caso Trentini. Ogni sforzo, in coordinamento con le autorità competenti, deve essere messo in campo e accelerare per tutelare la sua incolumità, i suoi diritti fondamentali e arrivare ad un rientro in Italia. Il suo nome oggi rappresenta simbolicamente tutti i nostri connazionali che si trovano in territori colpiti da instabilità.”

    Pur senza entrare nel merito delle dinamiche internazionali, Zaia ha richiamato il contesto che ha preceduto l’azione americana: “La decisione degli Stati Uniti arriva al termine di una fase lunga e complessa, segnata da tensioni strutturali, crisi istituzionale e accuse reiterate da parte della comunità internazionale nei confronti del governo venezuelano. È comprensibile che vi siano istanze di sicurezza e di contrasto a fenomeni gravi come il narcotraffico, che richiedono risposte forti da parte delle democrazie occidentali. Ma proprio per questo, in momenti come questi, è fondamentale che il diritto, la tutela delle persone e il senso di responsabilità prevalgano su ogni altra considerazione.”

    “Rivolgo un appello – conclude Zaia – alla prudenza, al dialogo e al rispetto dei valori fondamentali. A tutte le comunità collegate al Venezuela, dentro e fuori dal nostro Paese, rinnovo la vicinanza del Veneto. Continueremo a seguire, come istituzioni, l’evolversi della situazione.”

    Stefani chiama Tajani: “Auspico possa ricongiungersi con la famiglia”

    “Sono vicino ai familiari e agli amici di Alberto Trentini, detenuto in un carcere venezuelano – dichiara il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, dopo un colloquio con il titolare della Farnesina, avvenuto nelle prime ore di questo pomeriggio -. Ho sentito al telefono il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, che sta seguendo l’evolversi della situazione, e gli ho rappresentato l’apprensione di tutta la nostra comunità per la sorte del cooperante veneto. Pur nella complessità degli eventi di queste ore, il ministro e le competenti autorità stanno collaborando col massimo impegno per tutelare l’incolumità di Trentini e di tutti i veneti residenti in Venezuela – fa sapere Stefani – L’auspicio è che Alberto Trentini possa ricongiungersi presto con la propria famiglia e con la propria terra. Noi lo aspettiamo”.

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  • Auto ritrovata a Pian delle Fugazze, le ricerche di Simone si spostano in montagna

    Auto ritrovata a Pian delle Fugazze, le ricerche di Simone si spostano in montagna

    Sono iniziate questa mattina, sabato, le ricerche di Simone Dal Bon, l’escursionista del 1983 di Schio (VI), di cui non si hanno notizie dal 27 dicembre scorso. Nei primi giorni dalla scomparsa, denunciata il 29 dicembre, le sue ricerche si sono focalizzate in ambiente urbano, per poi spostarsi in montagna a partire da oggi, dopo il ritrovamento della sua macchina a Pian delle Fugazze, al confine tra Trentino e Veneto, avvenuta nella serata di ieri, venerdì.. 

    Le operazioni di ricerca, coordinate dalla Stazione Vallagarina del Soccorso Alpino e Speleologico con il supporto del Gruppo Tecnico Ricerca, prevedono il coinvolgimento dei cani molecolari della Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe per provare a trovare una traccia a partire dai reperti che l’uomo ha lasciato nella sua macchina, aperta dai Carabinieri e dai Vigili del Fuoco.  

    Nel frattempo, via terra, gli operatori e le operatrici delle Stazioni Vallagarina del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e delle Stazioni di Schio, Arsiero e Recoaro del Soccorso Alpino e Speleologico Veneto, oltre che le unità cinofile, stanno scandagliando via terra i sentieri nelle zone attorno alla macchina, al Pian delle Fugazze, ma anche del rifugio Campogrosso e del monte Baffelan, dopo la segnalazione da parte di due persone che potrebbero averlo visto lungo il sentiero 177. 

    Coinvolti nell’operazione di ricerca anche l’elicottero del nucleo elicotteri della Provincia Autonoma di Trento per un sorvolo dall’alto, i Vigili del Fuoco permanenti di Trento con i droni, i Vigili del Fuoco volontari, la Guardia di Finanza per le indagini su celle telefoniche e telecamere.

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    (Foto: Soccorso Alpino Veneto)
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